Ti accarezzo la mano, ho sentito i calli farsi dolci,
Ti accarezzo il braccio, ho sentito le vene farsi fragili.
Ti accarezzo il viso, ho sentito la pelle farsi profumata.
Ti sfioro il cuore diventato lento.
Ti sfioro il cuore diventato titubante.
Ti sfioro il cuore diventato, ora, tenero.
Ti accarezzo e Ti sfioro.
Ora, papà, lasciami baciare il tuo viso diventato luce e il tuo sorriso diventato addio. A Dio.
È stato talvolta un rapporto conflittuale dove non ci siamo compresi ed abbracciati come meritavano di fare per appartenerci. Sono riuscito a farlo forse troppo tardi, ma lo ho fatto, anzi lo abbiamo fatto assieme: quel calore che sono certo entrambi abbiamo avvertito in questi mesi e del quale ci siamo nutriti sorridendo con il cuore, ti ha dato gioia autentica – lo vedevo dagli occhi – e mi ha ridato la tenerezza di cui avevo bisogno e della quale in questo momento non posso fare a meno.
Grazie, papà, per quanto hai fatto per noi. Sarai per sempre luce dolce e ricordo di un padre forte, pur nelle tue debolezze, di un padre tenace e caparbio.bUn papà che non si è mai genuflesso alla malattia grazie alla tua straordinaria voglia di esserci. Un papà che ha saputo salutarci con stile ed eleganza.
Ti dedico queste parole. Sono per te. Grazie.
Fabio, tuo figlio





