
Il giorno 22 agosto 2009, alle ore 15.04, in località Rio Gere (Cortina d’Ampezzo), cadeva l’elicottero del Suem 118 di Pieve di Cadore (Belluno) impegnato in una missione di ricognizione e perlustrazione alla base del Monte Cristallo alla ricerca di possibili infortunati lungo il fronte di una frana causata da un evento meteo piuttosto intenso abbattutosi in zona solo qualche decina di minuti prima (1).
L’impatto con i cavi elettrici di una linea di media tensione a servizio degli impianti di risalita della zona, provocava lo strappo del rotore principale, quindi dell’intera trasmissione, facendo precipitare l’elicottero nel sottostante torrente, dopo 50 metri di volo inanimato.
Morivano all’istante il pilota Dario De Filip, il tecnico del Soccorso Alpino Stefano Da Forno, il medico del 118 Fabrizio Spaziani ed il tecnico aereonautico Marco Zago, anch’essi entrambi appartenenti al Soccorso Alpino. I corpi venivano recuperati dal personale del Soccorso Alpino di Cortina d’Ampezzo e personale della Guardia di Finanza.
Appena compresi il tenore delle numerose chiamate radio fatte dal 118 e che rimanevano senza risposta, partii immediatamente da Belluno assieme ad un volontario della mia Stazione. Arrivai in zona assieme al Dott. Angelo Costola, primario del Suem 118, in poco meno di un’ora. Una corsa folle verso un luogo che ha segnato per sempre la mia vita e la sta tutt’ora segnando.
Arrivato, nonostante avvertissi una forza straordinaria che mi suggeriva di scappare ovunque, non potei sottrarmi dal traslare, assieme ad altro personale del Soccorso Alpino, i corpi che venivano elitrasportati con l’elicottero del 118 di Bolzano alla sede della Stazione Soccorso Alpino di Cortina d’Ampezzo dove, successivamente, vennero ricomposte le salme e dove vennero effettuati i riconoscimenti, oltre gli accertamenti previsti per legge.
Ricordo come i minuti e le ore successive siano state un coacervo di emozioni devastanti, indicibilmente pesanti anche nel comunicare quanto successo ai famigliari e parenti, poi alla comunità bellunese tutta, da subito straordinaria nel condividere questo dolore e sostenere tutti noi.
Da quell’ora in cui le lancette di un’intera collettività sono sembrate fermarsi in una zona senza tempo, in quegli attimi rallentati da una eco di morte che è sembrata rimbalzare ovunque con le sue note stridule, si sono accavallate in tutto il corpo del Soccorso Alpino “Dolomiti Bellunesi” e del 118 le sensazioni ed emozioni più forti e contrastanti.
Registravo da una parte un dolore commisto a rabbia in molte persone, dall’altra lo stupore congiunto ad incredulità per quanto successo; in altre ancora, poche per fortuna, un profondo disorientamento e una marcata voglia di rinuncia; in molte, fermezza e tenacia nell’affermare solo noi stessi ed il nostro servizio. Registravo anche tanto altro ancora, di cui nessuno potrà dire e scrivere perché troppo doloroso.

Grazie alla collaborazione della contermine provincia di Treviso, il servizio di elisoccorso in quelle giornate non subiva interruzioni: con le lacrime agli occhi ed il cuore spezzato già da un vuoto incolmabile il personale del Soccorso Alpino e quello del 118, nella stessa giornata della sciagura e nella domenica successiva, venivano portati a termine undici interventi di soccorso con l’elicottero del 118 di Treviso Emergenza.
Poi, qualche giorno dopo, venne il silenzio ovattato della Piazza Duomo di Belluno, il 25 agosto, giorno delle esequie. Il profumo intenso dei fiori in chiesa ha avvolto quei tantissimi manichini vestiti di rosso che accompagnavano quei quattro amici fragili all’ultimo saluto. In uno spazio irreale senza orizzonte, 10.000 mani salutarono con un battito composto, pieno di calore, Dario, Fabrizio, Marco e Stefano… con il passaggio dell’elicottero sopra Belluno quasi a portare loro il saluto finale.
In quelle ore, in quei giorni, in quelle settimane, alle parole di rito, alle frasi di circostanza, ad una certa retorica funebre propria di circostanze similari, ha fatto contraltare – ed è giusto rimarcarlo – la straordinaria riconoscenza che la comunità della montagna, anzi è preferibile definirla “umanità della montagna”, ha voluto attribuire a Dario, Fabrizio, Marco e Stefano, congiuntamente alla vicinanza offerta ai famigliari, al Soccorso Alpino “Dolomiti Bellunesi” e al Suem 118 di Pieve di Cadore.
Le strette di mano vigorose, i volti riflessivi e gli abbracci avvolgenti che tanti di noi hanno ricevuto anche a distanza di tantissimo tempo dalle persone comuni sono state il segno più evidente ed il miglior viatico per il proseguo di un’attività complessa e spesso contrastata, ma fondamentale e decisiva per la montagna bellunese e per l’utenza turistica …
Elaborare il lutto – è stato così per tutto il Soccorso Alpino Bellunese ma anche per la grande famiglia del 118 –, è stato un processo lungo, articolato e non ancora concluso. Elaborazione, nella quale il ricordo di Dario, Fabrizio, Marco e Stefano si è unito e si è sovrapposto incessantemente al colore pallido dei nostri monti, ai boschi ormai ramati dell’autunno arrivato quell’anno molto velocemente e al rumore soffuso dell’elicottero che continuava a solcare i nostri cieli in quei mesi e continua a farlo tutt’ora in questi anni.
Il dolore, però, dopo 16 anni si è parzialmente saputo trasformare anche nella gioia nel ricordo delle loro risa autentiche, delle loro facce buffe, quando intente nel gioco e nello scherzo tra compagni, trasformarsi anche in serenità nello scorgere il profilo dei loro volti orgogliosi per aver offerto, sino a morire, tutto se stessi alla montagna e a chi la frequentava.

Oltre a queste emozioni ed aspetti che riguardano l’intimità del cuore e dell’animo umano, rimane però aperta e del tutto irrisolta la problematica legata agli ostacoli al volo, causa della caduta dell’elicottero e della morte dell’equipaggio di “Falco”.
Rispetto a questa potente criticità, per quanto mi è stato possibile fare, mi ero mosso prima in Regione Veneto con l’approvazione della L.R. n. 16/2012, legge però limitata operativamente dalla mancanza di una norma a valenza e caratterizzazione nazionale; successivamente, in accordo con la Direzione nazionale del CNSAS, ho tentato di promuovere analoghe iniziative a livello romano in modo del tutto trasversale con l’unico obiettivo di arrivare a far licenziare una legge degna di questo nome sul tema degli ostacoli al volo. Vennero, infatti, trasversalmente presentati addirittura tre Disegni di Legge, rispettivamente a cura dell’on. D’Incà, dell’on. De Carlo e dell’on. De Menech… restati però trasversalmente… lettera morta e decaduti, come prassi, a fine legislatura.
Sono certo che sino al prossimo dramma resterà tutto inalterato, cioè nulla verrà fatto in termini legislativi. Poi, come è sempre successo ad ogni tragedia (troppe stante i numeri), il politico di turno si strapperà di nuovo le vesti in modo enfatico per cambiare le cose e legiferare al riguardo. Mutuando Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo mi sento di affermare con sicumera certezza che “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”, cioè prenderemo ancora una volta atto dell’ampollosità gridata del cambiamento apparente che, in realtà, non arriverà mai per garantire maggiore sicurezza a chi opera con l’elicottero assicurando servizi essenziali salva-vita come quelli del 118 o degli Enti dello Stato per altre fattispecie operative.
21 agosto 2025 Fabio Bristot – Rufus
PENSIERO LETTO IN DUOMO IL 25.08.2009
Dario, Marco, Fabrizio e Stefano se ne sono andati come solo le gocce di rugiada sanno fare, al mattino, quando imperlano i fili d’erba tra le rocce ed un sole tiepido inizia a colorarne di ocra e rosa le pareti.
Se ne sono andati nel fragore di un silenzio che non riesce più a scaldarci di gioia e risa perdutamente ormai lontane, ma che in ogni attimo, in ogni istante, ci ricorda, ci insegna e ci ammonisce a dover mantenere inalterata la passione per la montagna e per le sue comunità, la solidarietà e lo stesso spirito che ci farà proseguire nel servizio.
Loro avrebbero fatto altrettanto. Loro, così avrebbero voluto.
Grazie Dario, Marco, Fabrizio e Stefano.
FABIO BRISTOT – RUFUS
(1) La nuda cronaca dell’incidente
(Relazione ufficiale)
Alle ore 14.19 ca. del 22 agosto 2009 perveniva alla Centrale Operativa del Suem 118 di Pieve di Cadore (Belluno) una chiamata da parte dei Carabinieri che notiziavano il Suem della caduta di una frana che avrebbe coinvolto delle persone in località Rio Gere/Misurina (Auronzo/Misurina). L’operatrice del Suem 118 con il consueto, metodico filtro, nella necessità di ottenere maggiori dettagli geografici, appurava che non si trattava di Misurina, ma della località notoriamente riconosciuta e denominata come Rio Gere (Passo Tre Croci – Cortina d’Ampezzo) situata a quota mt. 1.698.
Alle 14.23 veniva, quindi, notificato all’equipaggio dell’elicottero del SUEM 118 di Pieve di Cadore (A 109 GRAND – I REMS), impegnato in quel momento nell’effettuazione in una missione SAR sul Passo Giau a favore di una escursionista marchigiana con un trauma ad un arto, che si sarebbe resa necessaria una ricognizione/perlustrazione sulla frana in questione, una volta ospedalizzata la paziente. La decisione veniva ovviamente assunta a fronte delle informazioni pervenute e in base alle prerogative della Centrale Operativa del SUEM 118, ovvero ai sensi dei vigenti protocolli operativi e specifiche competenze di legge ascritte al Servizio Sanitario Nazionale e al Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.
In attesa che l’intervento di soccorso sul Passo Giau fosse portato a termine, la Centrale Operativa del SUEM 118, per tramite del Tecnico di Centrale del CNSAS notiziava di quanto accaduto il Capo Stazione CNSAS di Cortina d’Ampezzo ed allertava, alle ore 14.28, la Stazione di Cortina d’Ampezzo perché la stessa si portasse sul posto ed iniziasse ad effettuare le ricerche via terra di eventuali soggetti travolti o in difficoltà, vista anche la particolare frequentazione turistica della zona in questione.
L’elicottero atterrava poco dopo, alle 14.25 ca. alla piazzola del Codivilla Putti (Cortina d’Ampezzo) e, fatta velocemente ospedalizzare la paziente per mezzo di un’ambulanza, decollava alle ore 14.32 ca. per la località di Rio Gere. Giunto nell’area di riferimento alle “ore 14.36 secondo le comunicazioni radio” (1), l’elicottero iniziava immediatamente le operazioni di perlustrazione/ricognizione per tramite del proprio equipaggio formato da Stefano Da Forno Tecnico di soccorso alpino e Tecnico di elisoccorso; Fabrizio Spaziani Medico anestesista del SUEM 118 e Tecnico di Soccorso Alpino; Luca Pislor Infermiere professionale del SUEM 118; Marco Zago Tecnico aeronautico della ditta Inaer Helicopter Italia S.p.a. e Tecnico di soccorso alpino e Dario De Felip Pilota della ditta Inaer Helicopter Italia S.p.a.
La ricognizione veniva, infatti, immediatamente effettuata, anche per evitare di dover fare un atterraggio che avrebbe fatto perdere tempo prezioso, stante la possibilità che vi fosse stata qualche persona travolta dalla frana e/o dall’acqua e per questa ragione bisognosa di un intervento assolutamente rapido. La prima ricognizione sul luogo iniziava, dunque, alle 14.35 ca. (le foto effettuate dal Tecnico di elisoccorso con la fotocamera Olympus modello 850 SW di proprietà del CNSAS dimostrano, attraverso la documentazione fotografica con rispettivo ordine cronologico, che la prima foto è stata fatta a partire dalle ore 14.37 ca. in una posizione però piuttosto avanzata, mentre le foto scattate dal Medico iniziano con la rispettiva sequenza cronologica alle ore 14.35 ca.).
La ricognizione durava sino alle ore 14.44 ca., orario in cui viene scattata l’ultima foto ed orario in cui presumibilmente l’elicottero ci accingeva ad effettuare le manovre di atterraggio a Rio Gere, in quanto la foto è stata effettuata pressoché al livello del piano stradale.
Al riguardo, possiamo affermare con sufficiente certezza che lo stesso sia atterrato alle 14.44/45 ca. in località Rio Gere con l’ausilio a terra di Nicola Bellodis (Operatore di Soccorso Alpino della Stazione CNSAS di Cortina d’Ampezzo) e di Ruben Moroder (Tecnico aeronautico della ditta Air Service Center) che casualmente si trova a passare per il Passo Tre Croci.
Alle 14.46 ca. Fabrizio Spaziani chiamava la Centrale Operativa del SUEM 118 dando informazioni sull’esito della prima ricognizione ed asserendo che sarebbe stata effettuata una successiva ricognizione, considerato l’esito incerto della prima, principalmente dovuto alla particolare tipologia dell’evento e, forse, dalla necessità di scansionare anche parti del terreno poste più a monte del punto più alto raggiunto nel corso della precedente perlustrazione.
Nel frattempo veniva fatto scendere l’Infermiere professionale, Luca Pislor, al fine di monitorare un paziente cardiopatico che si trovava nei pressi di un camper (nda: Fabrizio Spaziani asseriva nella stessa telefonata che lo stesso non aveva particolari problemi clinico-sanitari), mentre il resto dell’equipaggio stazionava nei pressi dell’elicottero, raccogliendo indicazioni/testimonianze su quanto occorso (nda: la frana) e circa la non remota possibilità che qualche escursionista potesse in qualche modo essere stato coinvolto a monte della stessa.
L’elicottero non effettuava, dunque, nessun scarico del materiale medico-sanitario e dell’attrezzatura CNSAS, condizione che fa supporre la volontà di effettuare una ricognizione veloce e definitiva per poi rientrare alla base di Pieve di Cadore una volta imbarcato l’Infermiere. Alle ore 14.58/59 ca. l’elicottero lasciava Rio Gere per quella che sarebbe stata l’ultima ricognizione.
Alle 15.07 ca. un’escursionista che si trovava in zona telefonava a SUEM 118 dichiarando di aver sentito sino a poco prima il rumore di un elicottero (nda: la chiamata dura 1.53’) e poi, a seguito di un tonfo, di non essere più stato in grado di sentire alcun rumore.
Questo è l’orario ufficiale che compare nei rapporti SUEM 118/CNSAS quale orario del sinistro, anche se va ricordato che l’incidente è occorso, come di seguito indicato, qualche minuto prima. Infatti, secondo la documentazione fotografica rilevata sulla macchina digitale del SUEM 118, con l’ultima foto effettuata da Fabrizio Spaziani (nda: è stato verificato con attenzione il cronologico e la taratura della stessa), si rileva l’orario delle 15.04.46 ca. È, quindi, piuttosto attendibile, anche alla luce della rappresentazione fotografica analizzata dal CNSAS e che indica con chiarezza il posizionamento di un larice rispetto ai cavi dell’elettrodotto, che l’impatto con gli stessi sia avvenuto qualche decimo di secondo dopo, posta anche la velocità di traslazione ridotta con la quale veniva fatta la ricognizione allo scopo di osservare con scrupolo il terreno sottostante.
A questo punto l’elicottero con il denominativo “Falco” veniva chiamato via radio più volte dalla C.O. del SUEM 118 senza ricevere risposta alcuna, parimenti lo stesso veniva fatto dal personale CNSAS della Stazione di Cortina d’Ampezzo, che si trovava a Rio Gere, con il medesimo esito.
Il Delegato del CNSAS, Fabio Bristot, che si trovava per motivi diversi nel magazzino della Stazione CNSAS di Belluno, comprendendo la situazione ed ancor prima che venissero sospese le chiamate a Falco, congiuntamente ad un Operatore del CNSAS di Belluno (nda: Matteo Fontana), sentite le reiterate comunicazioni radio prive di risposta, partiva immediatamente per Cortina, avvisando il Vice Delegato, Gianni Mezzomo ed il Coordinatore dei Tecnici di elisoccorso, Sergio Albanello, di quanto si andava profilando. Lungo il percorso il Delegato transitava per la Centrale Operativa di Pieve di Cadore dove recuperava il Direttore del SUEM 118, Dott. Angelo Costola, per effettuare assieme il viaggio verso Cortina d’Ampezzo.
L’elicottero veniva successivamente chiamato via radio ancora per qualche decina di secondi, quindi, la Centrale Operativa del SUEM 118 di Pieve di Cadore provava ad effettuare anche dei contatti via cavo con i membri dell’equipaggio con esito negativo. A questo punto il Tecnico di Centrale del CNSAS presente al SUEM 118 indirizzava le squadre del CNSAS di Cortina, già impegnate via terra, sulle zone oggetto della perlustrazione aerea, attività che peraltro era già in corso di effettuazione.
Andava chiaramente delineandosi la tesi di un possibile caduta dell’elicottero e, dopo qualche tempo di comprensibile, quanto drammatico imbarazzo, oltre che di verifica di quanto forse era tragicamente occorso, la Centrale Operativa del SUEM 118 allertava alle 15.14 il SUEM 118 di Bolzano per l’immediato invio di un elicottero sul luogo dell’evento. L’elicottero denominato “Pelikan 2” (EC 145) decollava alle 15.22 dalla base di Bressanone (BZ) ed arrivava sul luogo dell’evento alle 15.35 ca. Qui imbarcava Paolo Bellodis, Guida Alpina e Tecnico di elisoccorso del CNSAS, per effettuare una ricognizione puntuale sul luogo dell’evento. Poi era la volta dell’elicottero del SUEM di Treviso, allertato alle 15.20 e decollato alle 15.25 dalla piazzola dell’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso che atterrava sul posto alle 15.42 a disposizione del CNSAS.
Precedentemente, nei minuti che seguono le 15.05/15.08, quanti si trovavano sul piazzale di Rio Gere, ovvero Luca Pislor e Ruben Moroder ed altri si rendevano conto dell’avvenuto ed effettuavano invano diverse chiamate radio sia sulla frequenza del SUEM 118 sia su quella del CNSAS, tutte con esito negativo.
Qualche istante dopo, Luca Pislor e Ruben Moroder, salivano in macchina assieme a Lorenzo Gaspari (nda: ex componente del CNSAS) e raggiungevano la zona posta a valle del supposto luogo dell’evento, da dove proseguivano a piedi, pervenendo ben presto ad individuare la sagoma dell’elicottero caduto a quota mt. 1.945 ca. in coordinate 46° 33’ 44,0” N – 12° 11’ 35,4” E, riverso sul fianco sinistro con la prua posta a 238° (1).
Trascorrevano pochi attimi per rendersi oggettivamente conto (nda: Moroder controllava il polso carotideo di Da Forno, De Filip e Spaziani, mentre non riusciva a fare lo stesso per Zago risultando il suo corpo posizionato sotto quello del pilota) che tutti i membri dell’equipaggio erano deceduti.
Nel frattempo, le squadre del CNSAS di Cortina con a capo Roberto Santuz, Vice Capo Stazione, convergevano numerose sul luogo ove era precipitato il mezzo, congiuntamente al Medico di Stazione, Fabio Bellotto, che a sua volta certificava la morte dei quattro. A seguire, si portava nei pressi anche personale SAGF (Soccorso Alpino Guardia di Finanza) e personale dei VVF, prima impegnato al monitoraggio della frana. Nello stesso periodo di tempo, dalla Centrale Operativa del SUEM 118, veniva anche allertato ed inviato sul posto il Centro Mobile di Coordinamento del CNSAS con proprio personale, nella supposta necessità che le operazioni di recupero potessero essere complesse ed impegnare il personale CNSAS a lungo (nda: sino alle 15.26 non si avevano notizie né informazioni di sorta).
Successivamente, una volta che i Carabinieri nella persona del Cap. Filippo Vanni, sopraggiunto sul posto, avevano dato l’assenso alla rimozione delle salme previa autorizzazione della Procura della Repubblica di Belluno, si iniziavano le operazioni di estrazione dei corpi che risultavano ancora collocati all’interno del relitto dell’elicottero.
Gli stessi venivano recuperati non senza difficoltà a causa del loro posizionamento e alla presenza di un coacervo di lamiere e componenti distrutti dell’aeromobile. Infatti, la posizione stessa dell’elicottero collocato sul fianco e la sua precarietà sul terreno, oltre al comprensibile, marcato disagio degli Operatori del CNSAS, rendeva difficoltoso il recupero, tenuto anche conto dello stato delle salme e del fatto che era stato necessario tagliare cinture di sicurezza al Pilota e al Tecnico e, parimenti, tagliare la longe al Medico e al Tecnico di elisoccorso.
Una volta fuori dell’abitacolo, le salme venivano riposte nei sacchi salma e, quindi, elitrasportate dall’elicottero del SUEM di Bolzano con n. 2 rotazioni successive alla piazzola del Codivilla Putti per essere poi traslate a cura del personale CNSAS nel garage della Stazione di Cortina, come da indicazioni fornite dal Capo Stazione Mauro Da Poz.
Presso la struttura del CNSAS le salme venivano ricomposte e messe a disposizione del medico del SUEM 118 di Bolzano e delle Autorità competenti intervenute sul luogo. Il Primario del SUEM 118, dott. Angelo Costola, e il Delegato del CNSAS Fabio Bristot, provvedevano poi al riconoscimento delle salme e, quindi, il Medico provvedeva, a partire dalle 17.12 ca., ad accertarne le cause del decesso, stilando allo scopo idonea documentazione. Da allora Enti ed Autorità, tra cui il Prefetto ed il Comandante Provinciale dei Carabinieri, oltre che al Medico legale preposto agi accertamenti del caso, si sono via via avvicendati per gli iter previsti e per quanto disposto in casi similari. Quindi, arrivano sul luogo dell’evento anche Autorità politiche tra cui il Sindaco di Cortina d’Ampezzo, Andrea Franceschi, il Presidente della Provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin e i Consiglieri Regionali Dario Bond e Guido Trento.
Contestualmente, sul luogo della tragedia, il personale CNSAS, vista la precaria instabilità del mezzo e la possibilità che lo stesso potesse ribaltarsi o, peggio, essere trascinato a valle a causa di possibili ulteriori rovesci in zona, lo ancoravano con cavi metallici alla parete rocciosa antistante.
Alle 21.35 ca. il personale CNSAS intervenuto sul luogo dell’evento e, successivamente, nei pressi del magazzino della Stazione CNSAS di Cortina chiudeva ufficialmente l’intervento. Lasciava il luogo anche il Delegato CNSAS che raggiungeva il Vice Delegato CNSAS, presso la Centrale Operativa del SUEM 118 di Pieve di Cadore.





