Un 35,29% di votanti nella provincia di Belluno non è un dato: è una condanna a morte politica. E’ la condanna.
Quando metà di un territorio rinuncia a votare, quel territorio rinuncia anche alla propria voce. E in un’area montana fragile come la nostra, con alcuni innegabili servizi assenti o depotenziati rispetto al passato (elisoccorso notturno ancora promesso nel 2019 e mai attivato solo per fare un esempio) e un tasso di invecchiamento pauroso, … allora l’astensione diventa il colpo di grazia.
Chi governa potrà dire che “gli elettori hanno scelto”. Ma la verità è che ha scelto una minoranza, mentre la maggioranza si è arresa.
E la politica – quella che ama riempirsi la bocca con “la montagna non sarà lasciata indietro” – userà proprio questa resa come alibi perfetto.
No, non va bene così.
Non è normale che la provincia più fragile del Veneto sia anche la meno rappresentata.
Non è normale che chi vive qui debba accettare di contare la metà perché vota la metà.
Non è normale che il silenzio diventi un lasciapassare per altri anni di nostre lamentele e promesse dall’altra, tagli, centralizzazioni e servizi sempre più lontani dalle terre alte.
Con il 35,29% di affluenza, Belluno non manda un messaggio ai politici. Firma la propria irrilevanza. E l’irrilevanza, oggi, è la vera condanna a morte della montagna.
Fabio Bristot – Rufus





