Possiamo giudicare stando seduti sul divano l’impulso gioioso di una ragazzina che si sta divertendo e vuole lasciare traccia di quella felicità e della spensieratezza che solo a 15 anni si ha nell’animo e nel corpo? Possiamo giudicare, stando sempre seduti, se quel masso poteva essere utilizzato come appoggio o appiglio da parte di una ragazzina che voleva solo mandare una foto, magari alla sua migliore amica, per dare ancora più senso alla sua assolata e allegra giornata al Piave? Possiamo davvero attribuire responsabilità alla sua volontà di fare una foto o un selfie festoso, mutuando quanti, nel tempo, nello stesso posto, ne aveva già fatti a decine? Possiamo davvero?
Penso con tutta sincerità che non sia possibile sempre giudicare. Ritengo, invece, sia più utile restare per una volta almeno in silenzio, difficile silenzio, facendo così anche togliere le immonde mani che talvolta le iene da tastiera utilizzano nei social per sentenziare in modo greve e volgare, lordando il senso di rispetto che si deve sempre ad una persona.
È più adeguato, allora, cogliere in quel silenzio, riguardoso anche del dolore che ora tutto e tutti avvolge, l’opportunità di una riflessione: pensare solo a Gaia come unicità e fragilità, togliendole di dosso il fardello di una colpa e di una responsabilità che, forse, come ragazzina non ha affatto avuto e che non riporta alla madre e alla sorella il suo sorriso. E, alla fine, non lo riporterà neanche a noi.
Fabio Bristot “Rufus”





