Marostica, Vicenza dunque, sabato sera. Un uomo col coltello in mano colpisce la sua ex moglie. La colpisce al volto, al torace, alle braccia. Cade a terra. Lui continua a prenderla a pugni, la trascina per i capelli.
Le grida riempiono la sala slot. Il sangue scorre. L’aria si blocca.
Ci sono almeno venti uomini presenti. Nessuno si muove. Nessuno.
Poi una figura si alza. Non è un uomo. È una donna di quasi settant’anni, secondo il TGR
Non ha forza fisica. Non ha armi. Ma ha quello che manca agli altri: il coraggio dei giusti.
Si avvicina. Parla alla vittima. Le dice: “Nasconditi dietro alle macchinette”.
Chiama i carabinieri. Sta lì. Non scappa. Resta. Fa quello che venti uomini non fanno.
La donna aggredita è viva grazie a lei.
Grazie a una sconosciuta che ha scelto di non voltarsi dall’altra parte.
E allora non posso che vergognarmi.
Vergognarmi per quei venti uomini muti. Immobili. Impotenti e soprattutto complici del sangue
Ma posso e devo dire anche un grazie: grazie a quella donna che ha avuto il coraggio di ricordarci cosa significa essere vivi dentro.
Fabio Bristot – Rufus





