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Fabio Bristot Rufus

UNA ZANZARA GIALLA SULL’ARDO

18 Luglio 2026
in Belluno e dintorni, Montagna
Tempo di lettura: 3 minuti
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Home Belluno e dintorni
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Due ragazze scappano dalla pianura. La canicola non dà scampo. Si stanno sciogliendo. Scappano dalla città e cercano allora un po’ di fresco lungo l’Ardo, alla cascatella posta appena sotto Vial, a poche decine di metri dal Pont de la Mortis. Una briglia crea una pozza d’acqua pulita e, poco più sopra, un fluire di bollicine fresche continua ad alimentarla.

Una di quelle giornate semplici che sembrano promettere soltanto silenzio e qualche sorriso. Una dolce frescura e acqua nebulizzata quanto basta per dare sollievo. Forse qualche tartina e, di certo, della frutta succosa.

Poi basta un attimo per cambiare il copione. Giulia scivola lungo il sentiero, piuttosto ripido, che conduce al luogo prescelto. A tradirla, molto probabilmente, anche i laccioli delle racchette rimasti ai polsi. Dopo il violento impatto sulla roccia, conseguente a un volo di circa quattro metri, pressoché verticali, resta a terra immobile.

Ha riportato un importante trauma al capo e la frattura di un arto. Lì sotto il telefono è inutile. Non c’è campo.

L’amica urla a squarciagola. Qualcuno, che si trova là per lo stesso motivo, risale veloce, in una manciata di minuti, fino a Vial per dare l’allarme. Il 118 attiva la Stazione del Soccorso Alpino di Belluno e l’elisoccorso.

Tre volontari arrivano sul posto in pochi minuti. Uno di loro, addirittura, in qualche decina di secondi. Mettono la donna in posizione di sicurezza, lavano e proteggono la profonda ferita alla testa. Cercano poi di sistemarla in una posizione antalgica, per limitare quanto possibile il dolore. Poco dopo arriva anche l’équipe dell’elisoccorso: medico, infermiere e tecnico di elisoccorso. Vengono calati con precisione nei pressi del luogo dell’incidente.

Nessuna parola di troppo. Ognuno sa cosa fare. Si lavora insieme, con quella sintonia che nasce dall’esperienza, dalla conoscenza e dalla fiducia reciproca. Giulia viene stabilizzata e le viene somministrato un potente antidolorifico.

Poi la barella. Piano. Con attenzione. Fa male. Giulia grida dal dolore. Bisogna traslarla per una decina di metri, quel tanto che serve per raggiungere il punto adatto all’evacuazione con il verricello.

Si richiama l’elicottero. Una zanzara gialla scende nell’Ardo, smuovendo l’aria della valle e increspando l’acqua del torrente. Non punge e non dà fastidio. Ha soltanto quel rumore, lontanamente simile al ronzio di quell’insetto. Recupera Giulia e il personale sanitario. Il tecnico di elisoccorso, Luigi, è l’ultimo a essere verricellato. L’ultimo a lasciare il luogo dell’intervento.

Poi torna il silenzio.

I volontari della Stazione di Belluno raccolgono le bende sporche, gli involucri di plastica dei farmaci e quanto rimasto a terra durante il soccorso. Ne fanno una piccola borsa improvvisata, perché anche dopo un intervento il terreno deve rimanere pulito. Poi accompagnano l’amica a recuperare l’auto, più sopra, a Case Bortot.

Un altro volontario raggiunge il Pronto Soccorso. Porta informazioni e ne raccoglie altre, cercando di favorire quello scambio di notizie che, in momenti come questi, diventa prezioso soprattutto per chi aspetta e per i familiari.

Perché anche questi piccoli gesti fanno parte del soccorso. Non finiscono nei comunicati. Non fanno rumore. Non si vedono nelle fotografie. Ma ci sono.

Questa volta finisce bene. Ed è, senza dubbio, la notizia più bella. Buona guarigione, Giulia. 

Fabio Bristot – Rufus 

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