Io ho costruito ponti che attraversate senza guardarli. Ho lavorato su strade che oggi vi sembrano scontate. Ho realizzato palazzi e condomini dove vivete. Ho passato anni in fabbrica, nei campi, nelle scuole, nei laboratori, negli uffici, nelle stalle, nelle miniere e a girare il mondo. Ho fatto cose con le mani, con la testa, con il tempo che avevo e con le doti che possedevo. Qualche volta ho anche sbagliato. Ho fatto tutto questo ed altro con l’intelligenza naturale, tanto o poco che fosse. Ho fatto tutto questo con l’unica versione di me stesso, priva di aggiornamenti e di backup.
Dunque, ieri mi avete detto grazie perché avevo realizzato il futuro. E oggi, invece, mi dite che non so più stare al mondo, anzi che devo stare fuori dal mondo perché non so cosa sia una app.
Ma io non ho un’app. Non ricordo la password.
Non so dove cliccare e non capisco come chiudere una pagina o fare una ricerca con la vostra intelligenza artificiale.
Volete capirlo o no?
Devo prenotare una visita medica… e mi chiedono uno SPID. Devo ritirare un referto… e mi mandano su un portale con una login ed una password impossibile. Devo pagare una bolletta… e mi dicono “lo faccia online, è facile”. Voglio guardare negli occhi miei nipoti … e mi dicono di fare una call in videochiamata “perché è banale!”
Facile per chi? Banale per chi? Per voi che siete nati e cresciuti dentro questo linguaggio. Per me è come parlare una lingua che non ho mai sentito nè studiato, ma dalla quale dipende la verifica del mio colesterolo o uno dei miei parametri sanitari o il poter vedere il sorriso di mio nipote Marco.
Non ho mai chiesto né preso scorciatoie nella vita, quella stessa vita che adesso mi impone di chiedere aiuto per esistere.
Devo aspettare un figlio, un nipote, un vicino. Devo chiedere con vergogna: “quando hai tempo, mi fai questa cosa?”, “Mi scarichi quella cosa che non ho capito perché una volta c’è scritto doc e altre volte pdf?
E ogni volta non mi tolgono un file, ma mi sottraggono un pezzo di dignità. Ma la cosa più grave non è questa. La cosa più grave è che, se sbaglio… resto indietro. Se non capisco… perdo un appuntamento. Se non riesco… rinuncio a curarmi. Se non apro la app giusta… vengo deriso.
E allora ditelo chiaramente: un anziano oggi può stare male, o peggio, perché non sa usare un’app che deve avere una benedetta password che ogni tre mesi deve essere aggiornata assieme alla versione 12.03.01 del software dello smartphone e che…
Non è accettabile. Perché io non sono un errore da aggiornare. Non sono un sistema obsoleto da inizializzare. Non sono neppure un file da mettere nel cestino
Sono ancora una persona che ha costruito il mondo in cui vivete e la realtà che state attraversando.
Il progresso che esclude allora non è progresso. È solo una scorciatoia per smettere di prendersi cura degli altri. Se per avere un diritto serve essere “bravi con la tecnologia”, allora non stiamo andando avanti. Stiamo lasciando indietro chi ci ha portati fin qui. Stiamo escludendo padri e nonni, cioè anche me.
E una società che fa questo non è affatto moderna. È conformista, ma con una forma che non riesce ad includere valori e saperi, sensibilità e vissuti. È una società che, alla fine, è solo più sola.
Se devo sentirmi alienato nel posto che ho contribuito a creare e costruire, allora non è il futuro ad essere avanzato. È il presente ad aver dimenticato e a diventare civilmente retrogrado.
Fabio Bristot – Rufus





