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Fabio Bristot Rufus

IL TACCAGNO DOLOMITICO 2. PANORAMA STUPENDO MA…

29 Maggio 2026
in Montagna, Riflessioni, Veneto Italia
Tempo di lettura: 3 minuti
0
Home Montagna
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Dopo aver passato una giornata intera a discettare, lamentandosi, su qualsiasi cosa avvenga all’esterno e all’interno di un rifugio (vedasi https://www.amicodelpopolo.it/2025/06/20/il-taccagno-dolomitico-ovvero-quando-entri-in-un-rifugio-ricordati-che/), il taccagno dolomitico rientra finalmente a valle. E…
E… non è finita.

Perché il vero taccagno dolomitico non vive l’esperienza della montagna in modo autentico, ma,
diversamente, la recensisce subito sui social in modo rancoroso, senza alcun elemento di valutazione oggettivo o consapevolezza dei luoghi.
Eccolo allora seduto in macchina, ancor prima di far rientro a casa, con gli scarponi sporchi di fango che naturalmente qualcun altro dovrà pulire, intento a compilare la sua grande vendetta digitale.

“Location molto bella.”
Già qui capisci che arriverà la coltellata improvvisa.

“Panorama stupendo ma…”
Quel “ma” pesa più del crollo dell’intera parete di roccia sopra il rifugio.

“Prezzi elevati rispetto al paese giù di sotto dove già un caffè costava 1,50 euro.”
Incredibile scoperta effettuata a 2200 metri, dove pure l’acqua minerale arriva probabilmente più
stanca di lui, prima in teleferica e, poi, a spalla per alcune centinaia di metri.

“Personale poco sorridente.”
Certo. Dopo undici ore di lavoro, cento e ventisette coperti, due temporali improvvisi con il generatore saltato e tu che hai chiesto se per caso esistesse il sashimi di tonno e l’uramaki con doppia alga innaffiata di soia.

“Poca scelta nel menù.”
Lo dice sempre con l’aria offesa di chi si aspettava almeno una decina di portate, tre cucine tipiche
dolomitiche e quelle etniche, l’angolo crudité e il sommelier che gli spiegasse le note minerali del
Müller Thurgau e del Cartizze riserva guardando l’inizio del tramonto.

“Porzioni non abbondanti.”
Tradotto: hai ordinato prima patatine con salse, poi canederli al burro che hai divorato prendendone anche dal piatto di tua moglie, quindi cervo con polenta abbondante, strudel con un filino di zabaione, doppia grappa e volevi uscire rotolando fino all’inizio sentiero.

“Sentiero tenuto male.”
E qui il taccagno dolomitico raggiunge il nirvana della lamentela alpina. Perché aveva immaginato
evidentemente una passeggiata su pietra di Castellavazzo bocciardata per non scivolare, con
illuminazione a led fino al rifugio con presenza di foschia.
Ha trovato invece pietre, ghiaia, qualche radice, un poco di fanghiglia e perfino, scandalo assoluto,
qualche ramo caduto nel bosco.

“Il CAI dovrebbe intervenire.”
Il CAI… Questa misteriosa entità mitologica che, secondo lui, dovrebbe presidiare ogni sentiero delle Dolomiti ventiquattr’ore su ventiquattro, spazzare le foglie ed il ghiaino impertinente che rende il passo instabile, drenare l’acqua piovana, sistemare i sassi instabili lato percorso e, possibilmente, accompagnarlo a braccetto nei tratti esposti, tra un bollo rosso e l’altro dipinto ogni cinque metri per non perdersi.

Poi arriva il capolavoro finale della critica alpina contemporanea.
“Non torneremo. Click: una stella”

La recensione, quindi, parte anche se tutta la famiglia gli ha detto di lasciar perdere perché è stata una gita straordinaria con un pranzo ricco e ghiotto quanto basta.
Ma il taccagno dolomitico non desidera la montagna in quanto tale con le sue bellezze e con le
indiscutibili emozioni che sa offrire. Il taccagno dolomitico desidera poter dire (nda: è con notevole
probabilità una sindrome da dover studiare) che mancava qualcosa.

Non cerca, dunque, alla fine di un percorso incantevole per arrivare magari in rifugio dove mangiare sobriamente qualcosa di buono, preparato con gusto e professionalità. Il taccagno dolomitico deve sempre cercare un villaggio turistico però col il prezzo dell’discount e l’inchino personalizzato all’ingresso da parte del gestore.

Per nostra fortuna (nostra perché sono così presuntuoso da ritenere che la maggior parte di voi
condivida questa analisi neppure tanto buffa…) la montagna ha un difetto tremendo: non si piega ai clienti. Quasi mai.

La montagna se ne frega. Ti lascia passare, se vuoi. Ti ospita per qualche ora. Ti concede anche un’alba o un tramonto che non meriti. Ma poi resta lì, immensa, silenziosa nel non dire e solenne
nell’osservarti piccolo, nelle tue miserie.
Mentre tu continui a discutere dei due euro di coperto.

Fabio Bristot – Rufus

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