la prossima settimana inizia la tua avventura sui prati di Wimbledon, e non posso che augurarti ogni bene, tennisticamente parlando e non solo.
In questi giorni — quelli successivi al Roland Garros, per intenderci — sono riemerse, puntuali, le iene da tastiera. Peggio dei leoni: attaccano chiunque, indipendentemente dalla forza o dalla fragilità del momento. Hanno cercato di demolirti tecnicamente e, come diretta conseguenza, anche psicologicamente. Curioso, se si pensa che fino a poco più di due anni fa molte di queste persone confondevano ancora il tennis con il ping pong, una demi-volée con un vol-au-vent e un backspin con un golden retriever.
Ma detto questo, vai, gioca, lotta come sai fare, sereno e determinato. E se anche non dovessi vincere, se non dovessi arrivare in finale, o neanche in semifinale, o ai quarti, o agli ottavi… se anche dovessi uscire per mano di un qualsiasi numero 142 del ranking, sappi che — almeno per me — non sarà mai un problema.
Perché quello che hai offerto finora, almeno a me personalmente, non si misura in punti ATP. I valori e i principi che porti in campo — ogni giorno — sono il più grande Slam che si possa insegnare. E tu, in questo, sei stato e sei un esempio vero. Soprattutto per i giovani.
Con stima profonda, ci vediamo sul centre court… non importa a che punto del tabellone.
Ciao!





