Abbiamo deciso di dare un segnale. Modesto magari, come ne eravamo capaci.
Nel post iniziale su facebook che annunciava questo evento si riportava: “Non servono orazioni nè discorsi ampollosi, serve solo ESSERCI SILENZIOSAMENTE ma ESSERCI. Spesso, infatti, il silenzio fa più rumore delle grida e delle urla.”
Questo dovrebbe essere e dovrà contraddistinguere lo spirito di questo evento che è finalizzato, in primis, a fare massa critica per fermare quello che, senza perifrasi di sorta o infingimenti retorici o politici, è stato ed è tutt’ora un massacro della popolazione civile del tutto paragonabile ad un genocidio per la tragica portata dei numeri e per le modalità di inaudita violenza con le quali è stato perpetrato questa sterminio di civili attestate da centinaia di fonti ufficiali terze al conflitto in corso. 2 milioni di persone costrette a vivere in condizioni subumane dove perfino affamare bambini, donne incinte ed ammalati è diventata dimostrata azione di sterminio che pensavamo di non scorgere più nel Terzo Millennio.
Abbiamo deciso di organizzare questa manifestazione – sembrerà strano, ma così è stato – senza condizionamenti o input di sorta: il cuore oltre le tattiche e le strategie. È il motivo stesso per cui nella locandina sopra in evidenza è stato volutamente scelto di non inserire loghi/simboli appartenenti alla politica e nessun altro riferimento che non forse data, luogo ed ora. Tutto ciò con l’unico intento di attuare una battaglia di civiltà trasversale che affermi come imperativo categorico da adottare il principio dell’umanità.
A scanso di quanti possano anche solo ritenere che questo genere di manifestazioni possa dare fiato ad Hamas o a gruppi/movimenti ad esso legati, affermiamo da subito e senza più tornarci, che riteniamo l’ala militare di Hamas e quanti in questa si riconoscono alla stregua di terroristi. Abbiamo avuto orrore e abbiamo condannato il massacro di civili del 7 ottobre 2023.
Ciò detto le azioni di Netanyahu e del suo esecutivo, dalla repressione ed eliminazione iniziale dell’ala militare di Hamas, si sono spostate da lì a poco anche contro la popolazione civile, andando ben presto oltre a quelli che in una fase iniziale venivano chiamati “non desiderati danni collaterali”. Azioni, queste, che hanno assunto una portata via via sempre più drammaticamente sanguinosa e violenta contro civili inermi, donne, bambini ed anziani massacrati senza motivo comprensibile.
Alcuni ministri di Netanyahu hanno affermato di perseguire non più l’eliminazione di Hamas, ma la deportazione e lo sterminio di tutti i palestinesi, vantandosi di aver vietato che anche solo “un chicco di grano” entrasse in Gaza.
L’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari, infatti, ha computato che dall’ottobre 2023 sono quasi 60 mila i morti, oltre 115 mila i feriti. Ricerche in esame alle Nazioni Unite evidenziano una conta reale di oltre 300 mila morti a seguito di ferite non curate, malnutrizione (fame), e debilitazione. Tutto ciò non può che essere assimilato ad una tragedia umanitaria di enormi proporzioni le cui responsabilità ricadono in toto sul Governo del Primo Ministro Netanyahu e sugli apparati militari di Israele dell’ala più oltranzista.
Ciò doverosamente premesso, possiamo dire che ci ritroviamo nelle parole del Presidente della Repubblica Mattarella che ha recentemente sostenuto che:
“Il Medio Oriente, dopo il sanguinario attacco di Hamas contro vittime israeliane inermi – con ostaggi
odiosamente rapiti e ancora trattenuti, e che vanno immediatamente liberati – vive il dramma in atto nella striscia di Gaza.
È inaccettabile il rifiuto di applicare le norme del diritto umanitario nei confronti dei cittadini di Gaza. Si impone, subito, il cessate il fuoco.
In qualunque caso, è indispensabile che l’esercito israeliano renda accessibili i territori della Striscia all’azione degli organismi internazionali, rendendo possibile la ripresa di piena assistenza umanitaria alle persone. Che venga ridotta alla fame un’intera popolazione, dai bambini agli anziani, è disumano.
È grave l’erosione di territori attribuiti alla Autorità Nazionale Palestinese. I Palestinesi hanno diritto al loro focolare entro confini certi.
Questa prospettiva e la sicurezza di Israele – elementi imprescindibili – appaiono gravemente minacciate dalla semina di sofferenza e di rancore prodotta da quanto sta accadendo.
**
Se ne condividete l’intento come si immagina avvenga, siete invitati a promuovere con i vostri canali (social, chat, mailing list, ecc.) questa manifestazione con lo scopo di mobilitare coscienze e presenze fisiche per riuscire a dare un segnale, il nostro segnale.

Al riguardo, si precisa che sono state effettuate le comunicazioni di rito alla Questura di Belluno e al Comando della Polizia Locale di Belluno.
Va da sé che segni identificativi di partiti e movimenti, associazioni, categorie economiche e sociali, ecc. saranno del tutto ammissibili.
Dando del tutto per scontato che i soggetti in indirizzo approvino questo modus agendi, è bene precisare che è opportuno sorvegliare affinché soggetti non desiderati diventino o assumano le vesti di provocatori e/o alterino la “serenità” con la quale l’evento in questione dovrà connotarsi.
Non saranno, infatti, accettati comportamenti ed azioni non consone allo spirito autentico dei promotori e, in questo senso, si invita ogni singolo partecipante farsi parte responsabile per evitare a solo titolo esemplificativo cori e slogan contro Israele, danneggiamento di bandiere, immagini e aspetti iconografici e/o simboli legati ad Israele e, in analogia, ogni condotta che possa poi venir assimilata ad antisemitismo poiché – è bene ribadirlo – non appartiene al vissuto e alla cultura dei promotori questo stato né è l’intento genuino degli stessi.
Si ringrazia sin d’ora quanto vorranno pubblicizzare il ritrovo e quanto saranno fisicamente presenti.
Si ringrazia anche quanti in uno spirito di civiltà daranno una mano a raccogliere eventuali rifiuti abbandonati a terra che è fisiologico rinvenire dopo ogni evento, in modo da lasciare i luoghi che ci ospitano come li abbiamo trovati. Questo dovrebbe essere altro segno della maturità dei partecipanti.
Siamo di fronte al primo genocidio “live streaming”. Non è il momento di voltarsi altrove o di cercare alibi.
Si ringrazia per sostenere la finalità dell’iniziativa estendendola a quanti più possibili.
Fabio Bristot – Rufus
Francesco Vascellari





