Prima si sono prostrati ed hanno pianto ai piedi del padre di Giulia, sin anche a litigare per mettere un like in più sulla sua foto e sapere tutto della cronaca più spicciola e brutale. Poi, invece, quando questi inizia a parlare del suo dolore apertamente e in modo davvero autentico per lasciare un segno della figlia in tutti noi, allora iniziano a detestarlo. Incominciano anzi ad odiarlo in modo volgare e vergognoso perché il padre di Giulia fa qualcosa di significativamente diverso dalla solita gestione emotiva del femminicidio ai quali siamo abituati: il padre di Giulia, anche in suo onore e ricordo, non permette di essere avvinghiato dal dolore che lo macera ad ogni istante della giornata ed inizia invece a segnare una strada diversa, un percorso dove tutti noi dobbiamo farci consapevolmente carico di portare un pezzo di quel dolore, perché mai più possa accadere.
La logica sottesa e forse inconscia è invero banale: tanto più queste parole ci toccano nel profondo per colpe e responsabilità che abbiamo (tante o piccole che siano, non importa), tanto allora più reagiamo e cerchiamo di allontanare quelle stesse verità, quindi anche il padre di Giulia.
Fermiamoci un attimo per cortesia e riflettiamo se non sia davvero così.
Fabio Bristot – Rufus