<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Politica con la &#8220;P&#8221; &#8211; Fabio Bristot</title>
	<atom:link href="https://fabiobristotrufus.it/categoria/politica-con-la-p/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://fabiobristotrufus.it</link>
	<description>a volte detto Rufus</description>
	<lastBuildDate>Thu, 04 Dec 2025 14:32:31 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.3</generator>

<image>
	<url>https://fabiobristotrufus.it/wp-content/uploads/2023/02/cropped-favicon-1-32x32.png</url>
	<title>Politica con la &#8220;P&#8221; &#8211; Fabio Bristot</title>
	<link>https://fabiobristotrufus.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>MAESTRINE! E ANCHE ANTIPATICHE</title>
		<link>https://fabiobristotrufus.it/2025/12/04/maestrine-anche-antipatiche/</link>
					<comments>https://fabiobristotrufus.it/2025/12/04/maestrine-anche-antipatiche/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Bristot]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2025 14:30:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aforismi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica con la "P"]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://fabiobristotrufus.it/?p=2008</guid>

					<description><![CDATA[Ormai quando sento parlare Francesca Albanese ho un déjà-vu automatico: penso immediatamente alla versione 2.0 di Laura Boldrini. Stesso copione, stesso tono, stessa morale finale. Si parte sempre da principi anche condivisibili, anzi che condivido – diritti, rispetto, inclusione – e mi dico: “Ok, ci sto. Brava”.Poi, però, parte il sermone, lo sproloquio verbale, la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ormai quando sento parlare Francesca Albanese ho un déjà-vu automatico: penso immediatamente alla versione 2.0 di Laura Boldrini. Stesso copione, stesso tono, stessa morale finale. <br>Si parte sempre da principi anche condivisibili, anzi che condivido – diritti, rispetto, inclusione – e mi dico: <em>“Ok, ci sto. Brava”</em>.<br>Poi, però, parte il sermone, lo sproloquio verbale, la predica non richiesta… e in tre frasi verbose, a tratti oracolari, ti viene voglia di cambiare canale.<br>Il problema, quindi, non è cosa dicono. È come lo dicono: dal pulpito (ex chatedra…), col dito alzato, dando per scontato che tu sia sempre quello che deve “imparare”. Una maestrina, insomma.<br>Il risultato?<br>Le buone idee finiscono affogate nel tono da catechismo laico. E invece di comunicare, evocare, convincere magari anche… stancano e stufano.<br>Amen. </p>



<p>Scusate la consueta franchezza.</p>



<p>Fabio Bristot &#8211; Rufus</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://fabiobristotrufus.it/2025/12/04/maestrine-anche-antipatiche/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>IDIOTI, SIAMO DEGLI IDIOTI</title>
		<link>https://fabiobristotrufus.it/2025/11/25/idioti-siamo-degli-idioti/</link>
					<comments>https://fabiobristotrufus.it/2025/11/25/idioti-siamo-degli-idioti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Bristot]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2025 13:32:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aforismi]]></category>
		<category><![CDATA[Belluno e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Montagna]]></category>
		<category><![CDATA[Politica con la "P"]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://fabiobristotrufus.it/?p=2002</guid>

					<description><![CDATA[Un 35,29% di votanti nella provincia di Belluno non è un dato: è una condanna a morte politica. E&#8217; la condanna.Quando metà di un territorio rinuncia a votare, quel territorio rinuncia anche alla propria voce. E in un’area montana fragile come la nostra, con alcuni innegabili servizi assenti o depotenziati rispetto al passato (elisoccorso notturno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un 35,29% di votanti nella provincia di Belluno non è un dato: è una condanna a morte politica. E&#8217; la condanna.<br>Quando metà di un territorio rinuncia a votare, quel territorio rinuncia anche alla propria voce. E in un’area montana fragile come la nostra, con alcuni innegabili servizi assenti o depotenziati rispetto al passato (elisoccorso notturno ancora promesso nel 2019 e mai attivato solo per fare un esempio) e un tasso di invecchiamento pauroso, … allora l’astensione diventa il colpo di grazia.<br>Chi governa potrà dire che “gli elettori hanno scelto”. Ma la verità è che ha scelto una minoranza, mentre la maggioranza si è arresa.<br>E la politica – quella che ama riempirsi la bocca con “la montagna non sarà lasciata indietro” – userà proprio questa resa come alibi perfetto.<br>No, non va bene così.<br>Non è normale che la provincia più fragile del Veneto sia anche la meno rappresentata.<br>Non è normale che chi vive qui debba accettare di contare la metà perché vota la metà.<br>Non è normale che il silenzio diventi un lasciapassare per altri anni di nostre lamentele e promesse dall’altra, tagli, centralizzazioni e servizi sempre più lontani dalle terre alte.<br>Con il 35,29% di affluenza, Belluno non manda un messaggio ai politici. Firma la propria irrilevanza. E l’irrilevanza, oggi, è la vera condanna a morte della montagna.</p>



<p>Fabio Bristot &#8211; Rufus</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://fabiobristotrufus.it/2025/11/25/idioti-siamo-degli-idioti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CONTENTONSE 2</title>
		<link>https://fabiobristotrufus.it/2025/07/25/contentonse-2/</link>
					<comments>https://fabiobristotrufus.it/2025/07/25/contentonse-2/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Bristot]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jul 2025 15:43:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Montagna]]></category>
		<category><![CDATA[Belluno e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica con la "P"]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://fabiobristotrufus.it/?p=1903</guid>

					<description><![CDATA[E SFIDO CHIUNQUE A DIRE CHE NON SIA COSI’ Il 14 maggio 2019 la Regione Veneto approvava con propria deliberazione le Schede sanitarie, ovvero una specie di piano regolatore, con proprie gerarchie funzionali, atto a disegnare e strutturare puntualmente il modello della sanità per ciascuna delle singole ULSS della nostra regione.&#160; Per far meglio comprendere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>E SFIDO CHIUNQUE A DIRE CHE NON SIA COSI’</strong></p>



<p>Il 14 maggio 2019 la Regione Veneto approvava con propria deliberazione le Schede sanitarie, ovvero una specie di piano regolatore, con proprie gerarchie funzionali, atto a disegnare e strutturare puntualmente il modello della sanità per ciascuna delle singole ULSS della nostra regione.&nbsp;</p>



<p>Per far meglio comprendere di cosa si tratta, queste schede individuano la scelta di quali ospedali siano HUB (ospedali centrali di riferimento), quali SPOKE (ospedali periferici) e quali quelli di Comunità (ospedali o strutture intermedie tra l&#8217;assistenza domiciliare e l&#8217;ospedale vero e proprio); le specialità per ogni area funzionale;&nbsp; quali e quante siano le Unità Operative Complesse (UOC) e quelle semplici (UOS); le dotazioni immateriali (personale medico, infermieristico, operatori socio sanitari, ecc.) e le dotazioni materiali e strumentali (elicotteri, auto mediche, ambulanze, ecc.); il numero dei posti letto ed altri importanti parametri quali le reti ospedaliere, ecc. Tutti elementi, questi, che concorrono a disegnare il modello sanitario delle Ulss, quindi anche quello della nostra Ulss 1 Dolomiti, oltre a disegnare la strutturazione su base regionale della sanità.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="856" height="509" src="https://fabiobristotrufus.it/wp-content/uploads/2025/07/OSPEDALE.jpg" alt="" class="wp-image-1906" srcset="https://fabiobristotrufus.it/wp-content/uploads/2025/07/OSPEDALE.jpg 856w, https://fabiobristotrufus.it/wp-content/uploads/2025/07/OSPEDALE-600x357.jpg 600w, https://fabiobristotrufus.it/wp-content/uploads/2025/07/OSPEDALE-768x457.jpg 768w, https://fabiobristotrufus.it/wp-content/uploads/2025/07/OSPEDALE-750x446.jpg 750w" sizes="(max-width: 856px) 100vw, 856px" /></figure>



<p>Al di là del lieve o parziale ridimensionamento registrato a quanto in precedenza previsto, va rilevato che alcuni obiettivi sono stati oggettivamente disattesi. È il caso dell’elisoccorso notturno di Pieve di Cadore, cioè delle prestazioni dell’elicottero rese H24 anche con attività di volo HEMS e HHO (operazioni con verricello e/o gancio baricentrico). Non è un caso che per tutti gli interventi di soccorso in ambiente montano di carattere notturno vengano incessantemente chiamati gli elicotteri di Trento e di Bolzano, mentre altre tipologie (piazzole ospedaliere e non) dall’elicottero di Treviso.&nbsp;</p>



<p>Infatti, c’era la netta previsione riscontrabile nelle suddette Schede” e totale garanzia della Ulss n. 1 che l’elisoccorso notturno H24 sarebbe partito da lì a pochi mesi (con semplice ricerca web vedasi le decine di dichiarazioni effettuate dai vari Direttori generali succedutisi nel corso degli anni). Ciò non è mai in realtà avvenuto. Anzi, senza che nessun Sindaco abbia battuto palpebra, Treviso si è lestamente accaparrato il servizio al posto di Belluno. Ripeto, neanche un sussulto di dignità da parte di chi, in fondo, ci rappresenta anche per tutela i nostri sacrosanti diritti.</p>



<p>Ma andando oltre questa parziale criticità, di per sé evidente agli addetti ai lavori ma anche, purtroppo, agli utenti, in questa sede va rilevato un altro aspetto di natura più generale: è la valutazione sull’inconfutabile immobilismo bellunese.</p>



<p>Difatti, sono passati alcuni anni da quel 2019, un periodo che riteniamo però che sia trascorso invano, poiché nessuno, ad ora, salvo alcune prese di posizione del Comune di Belluno in un recente passato, ha promosso una benché minima attività di monitoraggio e controllo su cosa sia successo e cosa stia succedendo nei nostri ospedali e quale sia il livello quali-quantitativo dei servizi e delle prestazioni erogate ai cittadini.&nbsp;</p>



<p>Precisato a scanso di equivoci che la sanità veneta – ribadirlo fa bene a tutti noi – è senza dubbio tra le migliori del nostro Paese, va altrettanto ammesso che nel bellunese, senza tema di essere smentiti, è qualcosa di innegabilmente diverso dal resto del Veneto: morfologia e rete viaria, dispersione della popolazione, talvolta il maltempo, comandando e condannano spesso l’abitante della montagna a tratte lunghe ed estenuanti verso la città capoluogo e in molti casi verso altre strutture extraprovinciali. Ma non sono gli unici elementi a farne una realtà diversa.</p>



<p>Al proposito, sia sufficiente riflettere con grande serenità d’animo che, di notte, se un cittadino di Davedino (Livinallongo del Col di Lana) o di Valgrande (Comelico Superiore) abbisogna di una prestazione urgente, tempo dipendente (per evitare la morte o per non acuire la possibilità di insorgenza di esiti invalidanti), deve essere di necessità centralizzato su Treviso, così da poter disporre di attività d’eccellenza legate alla neurochirurgia e/o a quelle derivate dal fatto di essere sede, ad esempio, di “trauma center”. Tutte azioni queste che comportano un percorso di ca. 150 km percorribili in oltre due ore, neve e traffico permettendo. Se invece il paziente viene elitrasportato con l’elicottero di Treviso (cosa invero poco frequente come attestante dai dati), il tempo di attesa è di ca. 45’ per la sola tratta di andata… quando invece se fosse attivo l’elisoccorso notturno di Pieve di Cadore, i tempi sarebbero contratti a ca. max 20’ per coprire l’intera provincia (meno della metà), garantendo i certi benefici della famosa golden hour. Ma tant’è!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="843" src="https://fabiobristotrufus.it/wp-content/uploads/2025/07/MAPPA-1024x843.png" alt="" class="wp-image-1904" srcset="https://fabiobristotrufus.it/wp-content/uploads/2025/07/MAPPA-1024x843.png 1024w, https://fabiobristotrufus.it/wp-content/uploads/2025/07/MAPPA-600x494.png 600w, https://fabiobristotrufus.it/wp-content/uploads/2025/07/MAPPA-768x632.png 768w, https://fabiobristotrufus.it/wp-content/uploads/2025/07/MAPPA-750x618.png 750w, https://fabiobristotrufus.it/wp-content/uploads/2025/07/MAPPA-1140x939.png 1140w, https://fabiobristotrufus.it/wp-content/uploads/2025/07/MAPPA.png 1404w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Cosa è successo in questi anni? Si è assistito da parte della politica locale ad una immotivata ed arbitraria rinuncia a voler comprendere dinamiche e processi legati alla sanità bellunese e, in genere, si è notata una comoda preferenza ad appellarsi, invece, al salvifico modo di dire tutto bellunese del “contentonse”, potrebbe andare peggio. Un classico.</p>



<p>Ci saremo, allora, diversamente immaginati che, forti delle enunciazioni di principio su autonomia e specialità di cui talvolta amiamo gonfiarci il petto, la conferenza dei sindaci in questo periodo si fosse ritirare ad elaborare strategie di medio lungo periodo sia nel settore sanitario sia in quello socio-sanitario che, proprio nel nostro territorio, rischia di essere fortemente penalizzato per varie motivazioni per lo più note agli stessi sindaci (nda: a proposito come sia con gli ATS?).</p>



<p>Al vedo, cosa abbiamo in mano? Cosa ha prodotto la ns. politica a livello locale in questi sei anni. Poco? Nulla! Agli atti non c’è la benché minima traccia di un pensiero al riguardo, di una tesi perseguita con determinazione, di relazioni ed elaborazioni esplicative della stessa. Nulla, ad eccezione di qualche stentato richiamo alla telemedicina o a qualche lamentazione sui medici di base. Persi anni. Perse occasioni.</p>



<p>Allora è bene ricordare che i livelli prestazionali dei servizi sanitari sono uno degli elementi che qualificano un territorio, ma soprattutto sono uno degli asset che, assieme all’abitazione (averne una), al lavoro (poter avere un reddito) e ai trasporti (andare dove ho prioritariamente bisogno), comportano che l’abitante della montagna non sia costretto a scendere nelle valli più abitate o addirittura scappare in pianura, ma resti là ove è nato a difesa non tanto di una sterile identità socio-culturale che il bellunese non ha mai saputo maturare, ma della sua stessa esistenza fisica.</p>



<p>La responsabilità di questo comportamento, che nel migliore dei giudizi, può essere assimilato ad una grave negligenza, sta tutto nella politica, si badi, la politica nelle sue diverse entità e colorazioni, senza distinzioni di una o l’altra parte.</p>



<p>Rattrista prendere atto, ma tutto ciò conferma che vige ed è radicato il “contentonse” di cui sopra, vezzo ancestrale-psicologico che non ci fa schiodare dal provincialismo al quale siamo avviluppati, impotenti ed incapaci di disegnare una parte di idealità, quindi anche di futuro. Non possiamo, infatti, negare che la sanità non sia uno spicchio importante per l’orizzonte prossimo futuro dei territori e delle prossime generazioni: nostri figli e nipoti.</p>



<p>Forse, c’è ancora il tempo per fare qualcosa. Se così fosse (è) Serve allora sterzare con decisione a 180 gradi.</p>



<p>Cosa fare nel concreto di un percorso di straordinaria importanza per tutte le nostre comunità?</p>



<p>Al netto della gerarchia Hub/Spoke che comporta una volontà politica netta e definitiva per decidere quale ospedale sia hub e quale sia spoke (andiamo quindi oltre la consueta&nbsp;<em>querelle&nbsp;</em>Belluno-Feltre), si ritiene con cognizione di causa che, almeno in una fase iniziale, il percorso di analisi e valutazione sia alla portata anche di chi non ha particolare scienza come chi scrive. Sarebbe, dunque, sufficiente prendere le vecchie schede socio-sanitarie e confrontarle con quelle del 2019, analizzando in dettaglio (nda: non è una valutazione di ordine politico ma di ordine meramente matematico) se l’UOC o c’è o non c’è, se ci sono ancora tutte le UOS o alcune sono state accorpate o eliminate; se l’elicottero vola H24 sì o no; se sono diminuite e di quanto le prestazioni di bassa e media intensità effettuate negli ospedali di Agordo e Pieve di Cadore che ora vengono fatte a Belluno o a Feltre; il posto in letto in più o c’è o non c’è e così via.&nbsp;</p>



<p>Da qui, verificare cosa è stato sottratto nel tempo e cosa è stato magari anche aggiunto, lasciando anche il beneficio d’inventario. Quindi, analizzare in modo ancora più attento lo stato di fatto in ordine ai servizi ora presenti rispetto alle previsioni del 2019, cioè dire cosa era stato previsto e cosa è stato fatto in realtà, se è stato fatto senza soluzione di continuità oppure a singhiozzo. Quindi, provare ad azzardare il parametro valoriale più difficile che è quello di giudicare se nei suddetti servizi c’è stata la qualità minima richiesta (combinato disposto di professionalità offerta nei tempi richiesti dalla situazione clinico-sanitaria e dove questa prestazione è avvenuta, cioè vicino a casa o addirittura in altra provincia?!).</p>



<p>Va da sé che dopo questa analisi che – lo ripetiamo – non può prestarsi ad essere assolutamente giudicata come atto della politica, trattandosi di una pura e squisita analisi matematica, i nostri amministratori e le istituzioni che rappresentano devono tornare in campo con la consapevolezza di dover raggiungere alcuni obiettivi minimi e soprattutto tornare in campo se hanno anche l’ambire di portare a sintesi e coniugare necessità reali delle nostre comunità andando oltre il rituale compitino.</p>



<p>È pressoché scontato che in autunno, dopo le elezioni regionali, venga di nuovo messo mano all’architettura della sanità veneta e completata di certo dopo le Olimpiadi, ciò anche a prescindere dal percorso della definizione dei LEP a livello nazionale, percorso che avrà in ogni caso una sia importanza. Si parlerà di razionalizzazione e non di tagli, di ottimizzazione e non di sottrazione. Ma la sanità bellunese nel corso dell’ultimo quindicennio ha già dato. Basta considerare l’attuale valenza degli ospedali di Agordo e Pieve di Cadore, verificare con carta e penna cosa erano sino a poco tempo fa e cosa sono ora quali Ospedali di Comunità farebbe riflettere meglio.</p>



<p>… Da qui la necessità, visto che l’orgoglio e la dignità sembrano essere sostantivi desueti e non sempre caratterizzanti il bellunese, che i nostri rappresentati per antonomasia, i sindaci, creino senza oltre procrastinare momenti autentici di incontro e di decisioni sul modello di sanità che vogliamo. Traducano tutto questo in proposte autorevoli e tecnicamente perseguibili, presentino alle categorie economiche e sociali il frutto del loro lavoro e, infine, si battano, per una volta assieme, in difesa della sanità bellunese che qualche pezzo di autentico pregio nel tempo ha di certo perso.</p>



<p>Penso solo all’elisoccorso notturno. Fortemente voluto da tutti i sindaci nel 2018/2019, dopo le prime sperimentazioni effettuate per primi in Italia addirittura nel 1998 come gli antesignani che eravamo, promesso dall’Ulss n. 1 per un quinquennio (vedasi decine di atti in questo senso ed altrettante decine di comunicati diversi), ufficializzato dalla stessa Regione Veneto con le Schede del 2019… ed ora lasciato a Treviso senza che nessuno, dico nessuno degli amministratori se ne sia neppure accorto.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="774" height="516" src="https://fabiobristotrufus.it/wp-content/uploads/2025/07/ELISOCCORSO_NOTTURNO.jpg" alt="" class="wp-image-1905" srcset="https://fabiobristotrufus.it/wp-content/uploads/2025/07/ELISOCCORSO_NOTTURNO.jpg 774w, https://fabiobristotrufus.it/wp-content/uploads/2025/07/ELISOCCORSO_NOTTURNO-600x400.jpg 600w, https://fabiobristotrufus.it/wp-content/uploads/2025/07/ELISOCCORSO_NOTTURNO-768x512.jpg 768w, https://fabiobristotrufus.it/wp-content/uploads/2025/07/ELISOCCORSO_NOTTURNO-750x500.jpg 750w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></figure>



<p>Per ultimo, due parole sul ruolo della Provincia. Verificato che l’Ente non ha particolari competenze in materia, va detto che in una situazione come questa dovrebbe avocarle a sé, quanto meno come momento consultivo, a prescindere da ciò che la vigente legislazione dispone. Una Provincia che dovrebbe mettersi a fianco dei sindaci e delle comunità per rilanciare una cornice autorevole sul tema “sanità bellunese”, per farsi anche attrice di una proposta complessiva, forte e determinata per permettere di sopravvivere a noi stessi e dare certezze alle generazioni future.</p>



<p>Infine, non può essere soggiaciuto lo straordinario ruolo sussidiario, anzi del tutto sostitutivo del ruolo degli Enti locali e della politica tutta, che hanno avuto e continuano ad avere comitati ed associazioni, gruppi di persone e semplici cittadini. La società civile più attenta e consapevole che è stata costretta a sostituirsi a soggetti istituzionali e a rivendicare attenzione sulle criticità esistenti in campo sanitario e socio-sanitario. Ma sino a quando questi importanti soggetti delle nostre comunità potranno avere fiato per promuovere iniziative, assumere posizioni sulle varie problematiche, avanzare proposte, criticare ed evidenziare situazioni di marcato disagio?</p>



<p>Si parta, allora, quanto prima a ragionare e poi a fare con la necessaria concretezza. Ogni giorno c’è, infatti, qualcuno che da questa provincia scappa, un altro bimbo che non nasce, anzi più d’uno, altri ancora che pensano di trasferirsi e molti altri che hanno rifiutato di venire a stabilirsi per assenza di alcuni servizi minimi (es: la casa) soprattutto nelle aree più interne del territorio.</p>



<p>Buon lavoro.</p>



<p>Fabio Bristot &#8211; Rufus</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://fabiobristotrufus.it/2025/07/25/contentonse-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CONTENTONSE? ANCHE NO!</title>
		<link>https://fabiobristotrufus.it/2025/03/13/contentonse-anche-no/</link>
					<comments>https://fabiobristotrufus.it/2025/03/13/contentonse-anche-no/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Bristot]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2025 10:18:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Belluno e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Montagna]]></category>
		<category><![CDATA[Politica con la "P"]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://fabiobristotrufus.it/?p=1820</guid>

					<description><![CDATA[La nostra provincia, poco più di un secolo fa, contava una popolazione di 259.275 abitanti; poi è passata, solo una cinquantina d’anni fa, a 221.255, per crollare, infine, a una popolazione che raggiunge gli attuali 197.767 abitanti. Un devastante –23,7%, la cui drammatica portata forse non è stata ancora appieno compresa dalla politica, dopo la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La nostra provincia, poco più di un secolo fa, contava una popolazione di 259.275 abitanti; poi è passata, solo una cinquantina d’anni fa, a 221.255, per crollare, infine, a una popolazione che raggiunge gli attuali 197.767 abitanti. Un devastante –23,7%, la cui drammatica portata forse non è stata ancora appieno compresa dalla politica, dopo la stagione delle analisi, della convegnistica e delle enunciazioni che nulla, in almeno tre decenni, hanno prodotto in termini di riconversione di questo trend devastante. Oggi, possiamo quindi vantare un indice di vecchiaia pari a 255,2/100, cioè ci sono 255 persone anziane con età superiore ai 65 anni ogni 100 giovani con età compresa tra 0 e 14 anni (Sondrio, assimilabile a Belluno, ha, ad esempio, il rapporto di 174,6/100). Un disastro!</p>



<p>Provo a calarmi allora in alcune riflessioni socioculturali e socioeconomiche magari senza averne una profonda conoscenza e mancandomi anche magari la tecnica espositiva. Forse teorie avventate sui massimi sistemi. Si, può essere che sia davvero così, ma non temo il giudizio o la pubblica irrisione.</p>



<p>Senza la Legge 31 maggio 1964, n. 357, modifica di quella licenziata all’indomani della tragedia del Vajont, la provincia di Belluno avrebbe senza tema di smentita ora fattezze alquanto diverse. Sarebbe rimasta un territorio estremamente debole per una serie di oggettivi indicatori e non si sarebbe mai giovata di finanziamenti a fondo perduto e di altre specifiche agevolazioni che hanno invece garantito un processo di industrializzazione diffuso, sin a partire da metà degli anni sessanta e per almeno i due decenni successivi, in vaste aree del nostro territorio. Ma senza quelle 1910 persone morte, inermi vittime dell’ingordigia dell’uomo come si dimostrò con l’evidenza degli atti processuali, si sarebbero attuati quei processi che hanno generato effettivo benessere e prosperità tra le nostre comunità? La risposta è pressoché scontata ed è un “no” senza mediazioni possibili.</p>



<p>Va in ogni caso rimarcato il fatto che si fosse però realizzato (forse non poteva essere altrimenti) un sistema economico non infrangibile e tutto sommato delicato, eccessivamente accentrato su alcuni distretti industriali a discapito di altri; che si fosse rinunciato troppo presto allo sviluppo del turismo; che, parimenti, lo stesso fosse avvenuto con tutto il settore agro-zootecnico e boschivo, diventato in pochi decenni il simulacro di un mondo che non c’era più e la cui assenza la stiamo soprattutto pagando nelle aree più interne, quindi fragili, del nostro territorio.</p>



<p>Questo processo che, si badi, non sto affatto rinnegando, ha però lentamente portato a svuotare le terre alte e medio alte, concentrando nel fondo vallata la maggior parte delle maestranze che là preferiscono spostarsi per comodità e necessità, condizionando strutturalmente l’abbandono di ampie porzioni del territorio. Non siamo stati, infatti, in grado di prevedere e contro bilanciare questo fenomeno con opportune e continuative politiche soprattutto rivolte alla montagna priva di ski aree (pensiamo a tutta l’area della Valbelluna, del Feltrino, del Cadore e dell’Agordino che corrisponde alla parte mediana della nostra provincia) né si è ritenuto che il settore primario potesse determinare ancora un effettivo traino diretto sull’economia in termini di produzione di prodotti, sia su quella derivata, come quella che si lega naturalmente al turismo.</p>



<p>Associato a questi fattori ormai storicizzati, è necessario considerare, poi, un altro elemento: l’incomunicabilità politica (e non solo) tra valli e paesi confinanti che, spesso, non riescono a parlarsi per raggiungere una comune strategia e che ha cristallizzato un campanilismo assai radicato. Questo innegabile stato di cose è esso stesso freno per affermare il principio identitario “della” e “per” la nostra terra. Troppe frammentazioni e una guida politica priva da troppo tempo di riconosciute e dimostrate leadership hanno prodotto la difficoltà ad amalgamare in un peso specifico superiore la tanta frammentata pluralità delle tante vallate e delle tante comunità operose.</p>



<p>Verrebbe però, allora, da dire “contentonse” (accontentiamoci) stiamo tutto sommato bene nel nostro lamentarci, anzi non lamentiamoci. Noi Bellunesi facciamo al massimo un po’ di gazzarra su qualche tavolo del bar, ma con grande difficoltà riusciamo, poi, a reagire in modo organico, creando la necessaria e conseguente massa critica. Contentonse, dunque, perché non val la pena fare altro, proporre altro. Si, “contentonse!”</p>



<p>Un “contentonse” che, alla prova dei fatti, però si è dimostrato e si manifesta sempre più come del tutto arrendevole rispetto alle criticità reali già da tempo presenti. Un “contentonse” che non ha, infatti, sconfitto la denatalità della nostra provincia. Un “contentonse” che non ha piegato l’isolamento. Un “contentonse” che non ha modificato la scolarizzazione dei nostri ragazzi e la dispersione scolastica. Un “contentonse” che non ha aumentato il livello quali-quantitativo delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie”. Un “contentonse” che non ha modificato i servizi legati alla mobilità sul e verso il nostro territorio. Un “contentonse” che non ha modificato in modo sensibile le sorti generali del governo del territorio.</p>



<p>Insomma, un “contentonse” declinato nelle tante sfaccettature della politica che non è riuscito a colmare il deficit tutto bellunese che non sta solo nella mancata autonomia legislativa e amministrativa che discende anche dal raffronto con i territori vicini, ma è prima di tutto un modus operandi compenetrato nelle nostre stesse azioni: un habitus mentale che non riusciamo a variare e neppure a mitigare. Un verbo che, fuor di metafora, enuncia in realtà una condizione psicologica propria delle persone rinunciatarie, quelle che si limitano a gestire sempre e comunque l’ordinario: senza voler neppure tentare di affrancarsi da uno stato particolare per tentare almeno di volare un poco più alto.</p>



<p>Dunque, dove vogliamo andare senza avere una strategia comune di medio e lungo periodo che sia delineata da una cornice chiara e da attori altrettanto evidenti nel ruolo e competenti nell’attuarla? Soluzioni che dovevano essere enunciate e perseguite da una politica autorevole, ora china da troppo tempo sull’ordinarietà delle analisi e sulla mediocrità di una visione che termina solo qualche metro più in là, in un orizzonte piegato tutto infelicemente su sé stesso, non mi pare ce ne siano.</p>



<p>Ci si lustra, ad esempio, gli occhi con i Fondi di Confine, ma sono il perpetrarsi della raccolta di pur importanti briciole sparse però ad alimentare il campanile e non già una visione strategica. Come membro attivo e mediamente pensante di questa nostra comunità, sento il dovere di suggerire alla politica le uniche prospettive, già peraltro delineate, che non possono più trovare tentennamenti: da una parte si deve ridare immediata elettività all’Ente Provincia, rappresentanza che la mediocre riforma Delrio (Legge 7 aprile 2014, n. 56) ha tolto, pur riconoscendo alla Provincia di Belluno. Dall’altra – e non è processo meno importante perché già attuabile – serve dare applicazione immediata al titolo III della Legge regionale 8 agosto 2014, n. 25 – Interventi a favore dei territori montani e conferimento di forme e condizioni particolari di autonomia amministrativa, regolamentare e finanziaria alla provincia di Belluno in attuazione dell’articolo 15 dello Statuto del Veneto.</p>



<p>Ma le nozze, si sa non si fanno con i fichi secchi e neppure con i barbagigi, si fanno con un bel corredo che potrebbe finanziare queste deleghe importanti e strategiche. Oltre ai circa 18 milioni di canoni idrici servirebbe avere la certezza che almeno una parte del fatturato attuale delle derivazioni idroelettriche venisse gestito in provincia di Belluno, dalla Provincia di Belluno senza dover passare con il capello in mano davanti a nessuno. Sembra che, la cifra sia del tutto ragguardevole come da fonte autorevole si è appreso in questi giorni (nda: Ass. G. Bottacin). Stiamo cioè parlando di una cifra che si aggira sui 130/150 milioni di euro netti su base annua. Non straordinaria, ma sufficiente per ragionare, programmare ed eseguire.</p>



<p>Allora, serve muoversi in ordine concentrato (diverso dall’ordine sparso come sino ad ora avvenuto) e dar seguito anche a quanto previsto dall’art. 15 della stessa L.R. che al comma 5 prevedeva la creazione diun tavolo unitario di rappresentanza denominato&nbsp;<em>“Conferenza degli enti locali bellunesi”, costituito su impulso della Provincia attraverso il quale gli enti locali bellunesi possono partecipare alla formazione degli atti normativi e programmatori regionali afferenti le materie di cui all’articolo 13, comma 1</em>”.</p>



<p>In attesa delle medaglie olimpiche,&nbsp;continuiamo invece impavidi ad essere stritolati da una parte dalla pessima riforma fatta a livello nazionale in relazione ai territori interamente montani a bassa densità abitativa; dall’altra, da un neocentralismo regionale che non ha dato matura e compiuta attuazione ai principi enunciati.</p>



<p>Per questo unico motivo, è la ragione del nostro stesso essere provincia e Provincia, serve un nuovo patto politico e sociale, il patto, del tutto trasversale alla politica bellunese e agli orticelli che essa talvolta produce con scarso raccolto. Politica bellunese che, per una volta, una volta sola, metta in disparte dissapori ed appartenenze ad una o all’altra bandiera, ed unisca come forse mai fatto le forze migliori e le progettualità più potenti per ricondurre a sistema e finalizzare quanto sopra esposto con tutte le azioni del caso. Lo stiamo aspettando da troppo tempo ed è questa la strada che intravedo come unica possibile. Il resto sono, infatti, modesti cerotti apposti su un corpo politraumatizzato che nulla più servono.</p>



<p>Contentonse, dunque? Anche no!</p>



<p>                                                                                                              Fabio Bristot &#8211; Rufus</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://fabiobristotrufus.it/2025/03/13/contentonse-anche-no/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
