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Articoli filtrati per data: Marzo 2021


     1964, un tempo che sembra remoto, relegato ad essere dimenticato, un tempo molto lontano dalle attuali risorse, dalle tipologie e dalle prestazioni degli attuali elicotteri, dagli sms tramite app dedicate, dalle barelle in lega leggera… 

Un tempo, però, dove la differenza operativa veniva talvolta fatta dall’intuizione e dalla capacità di fare sintesi dell’uomo. Non solo, dunque, dalle tecniche e dalla tecnologia.

Vediamo come la Stazione del Soccorso Alpino di Belluno, fondata ufficialmente appena un decennio prima, nel 1954, riuscì ad effettuare, con il concorso di un elicottero Aluette I, il recupero di un alpinista infortunatasi gravemente ad una gamba. 

L’intervento fu reso possibile dalla concomitanza di coincidenze piuttosto eccezionali che sfruttarono tuttavia l’intuizione e la determinazione, alla base spesso del conseguimento di un obiettivo complesso.

L’incidente di cui fu oggetto Gabriele Franceschini, nota Guida del Feltrino e del Primiero, avvenne domenica 13 settembre 1964, alle ore 10.10 ca., quando, a pochi metri dalla base Gusela del Vescovà nel Gruppo della Schiara, l’alpinista volò per la perdita di un appiglio, procurandosi alcune ferite lacero-contuse e la frattura esposta dell’arto inferiore sinistro. 

L’allarme portato direttamente al 7° Alpini da un escursionista sceso lungo la ferrata Zacchi, mise immediatamente in moto una prima squadra di soccorso che raggiunse il ferito alle ore 13.30 ca. con una rapida salita del versante sud della Schiara, mentre una seconda, una volta pervenuto l’allarme a Belluno, saliva nelle primissime ore del pomeriggio la Val Vescovà, con altro materiale alpinistico ed attrezzatura sanitaria in supporto alla prima squadra.  

Ma ecco cosa avvenne a dare una favorevole svolta all’evento.

Lo spirito d’iniziativa dell’allora Delegato Dott. Mario Brovelli (cofondatore del CNSAS), informato nel frattempo delle circostanze, gli consentì di prendere immediati contatti con l’Aeroporto di Belluno, ricevendo prima la disponibilità e poi l’autorizzazione per far spostare con estrema rapidità un elicottero da Cortina d’Ampezzo a Belluno. Brovelli era, infatti, venuto a conoscenza dalla lettura del quotidiano locale avvenuta solo alcuni giorni prima che stazionava ancora in provincia un elicottero dedicato alle di riprese di un film. 

Brovelli, collegò questa circostanza al fatto che, in modo assai rocambolesco, il 10 marzo dello stesso anno, fosse stato recuperato con un Bell 47 G2 un alpinista polacco su una cengia delle Tre Cime di Lavaredo, dopo che lo stesso aveva passato, leggermente ferito, tre notti all’addiaccio (le foto si riferiscono a quell’evento). Si chiese in cuor suo se anche l’elicottero utilizzato per quelle riprese aeree posse servire alla causa del soccorso alpino.

Si trattava di elicottero Alouette I della Società Hèli-Union di Parigi a disposizione di una troupe televisiva francese che stava girando, proprio in quei giorni nelle Dolomiti il film Von Ryan’s Espress, con attori del calibro di Frank Sinatra, Raffaella Carrà, Sergio Fantoni, Adolfo Cieli e Trevor Howord. 

Ancora una volta, dunque, nelle Dolomiti Bellunesi, un elicottero privato si stava accingendo ad effettuare un intervento di soccorso molto particolare con a bordo, in questa occasione, personale del Soccorso Alpino. 

Al piccolo aeroporto di Belluno venne, infatti, imbarcato Piero Rossi, sceso nel frattempo molto rapidamente dal 7° Alpini dove, in qualità di Vice Presidente della Sezione del CAI locale, si trovava per inaugurare il Bivacco Gianangelo Sperti. Rossi ebbe il compito di condurre l’equipaggio verso la zona di intervento, come emerge nella relazione dell’epoca di seguito riportata, in quanto il restante personale del Soccorso Alpino era già impegnato via terra.

Va precisato che la latenza dei tempi ed alcuni aspetti operativi, che ora potrebbero sembrare decisamente lunghi e laboriosi, erano ovviamente ascrivibili ai tempi di avvicinamento particolarmente lunghi nel Gruppo della Schiara e al fatto che le comunicazioni fossero esclusivamente legate al telefono fisso. Non esisteva, infatti, neppure una rete radio a copertura di una zona molto complessa morfologicamente.

Alle 15.40 ca. – dunque – l’elicottero, portatosi sopra il Rifugio 7° Alpini e constatata l’impossibilità di superare direttamente la cresta principale, esegue un complesso giro per Forcella Oderz, Val de Piero, Ru da Molin, Monte Coro, riuscendo a portarsi sopra il Vajo de la S’chiara, a nord della Gusela, dove presumibilmente stavano scendendo il ferito con i soccorritori. Atterrato sul Vajo, dall’elicottero viene scorta la carovana di soccorso impegnata su un salto strapiombante nel mentre sta calando il ferito su una cengia. L’elicottero riparte immediatamente e, con manovra arditissima, si accosta sulla cengia su cui nel frattempo è stato deposto il ferito. Nell’impossibilità di atterrarvi (le pale quasi sfiorano la parete), l’elicottero Alouette si avvicina all’orlo della cengia, fino a rasentarlo con il pattino”.

L’indiscussa bravura di Blaes Guy, pilota dell’Aleutte I, e l’efficace coordinamento operativo di tutti i volontari impegnati nell’operazione di soccorso, permise di imbarcare in un hovering ante litteram l’infortunato alle ore 16.00 in punto, così come fedelmente riportato dalla medesima relazione, che illustra anche il proseguo dell’operazione e le riflessioni complessive sull’intervento di soccorso. 

Subito dopo, l’elicottero discende la Val Vescovà, sia per ragioni atmosferiche (comincia a piovere), sia per avvertire, con il suo passaggio, la seconda squadra che sta salendo. Pochi minuti dopo il ferito giunge al campo d’aviazione di Belluno dove vengono prontamente prestate le necessarie cure e, per mezzo di un’autoambulanza, trasportato al Codivilla Putti di Cortina d’Ampezzo (nda: centro specializzato per il trattamento di fratture). Il Franceschini appariva assai provato dallo shock e dal dolore, ma ha avuto commoventi parole di gratitudine per i soccorritori.” 

Possiamo affermare che questa successiva esperienza, dopo quella delle Tre Cime di Lavaredo, segnò in modo inequivocabile il percorso da intraprendere e sviluppare, come dimostrarono altre situazioni analoghe che avrebbero preso forma nelle stesse Dolomiti e nelle Alpi a partire dagli anni ‘80. 

A testimonianza di questa necessità operativa le parole illuminate ed illuminanti dello stesso Piero Rossi che, nel resoconto dell’intervento, ebbe modo di affermare: “senza l’intervento dell’elicottero sarebbero state inevitabili almeno altre 10 ore di trasporto faticoso su impervi sentieri, che avrebbero messo a durissima prova il ferito ed i soccorritori. Ciò dimostra la assoluta necessità di mettere a disposizione della nostra provincia – affidandolo all’Ente più opportuno – un elicottero del tipo e delle prestazioni di quello in questo caso impiegato”. 

Che dire?? Antesignano ma non compreso.

Parteciparono alle varie operazioni nella prima squadra: Piero Rossi, Loris De Moliner, Otello Da Rold già Volontari del C.N.S.A.S. e Umberto Faccio, Emilio Valt, Giuseppe Talania, Corrado Da Rold, Sergio Da Rold, Gianni Gianeselli, Ferruccio Noal e Stellio Bortolini non ancora ufficialmente Volontari, ma che di lì a poco fecero parte integrante della Stazione di Belluno; nella seconda squadra: Giuseppe Caldart, Giuseppe Da Damos, Aldo Fornasier, Giacomo Miari, Franco Pocchiesa e Licio Umattino.  

Qualche settimana dopo, la Stazione di Feltre, sempre con lo stesso elicottero e stesso pilota, effettuò un altro intervento di soccorso nel Gruppo delle Vette Feltrine, salvando la vita ad un alpinista gravemente infortunato e che, senza l’ausilio dell’elicottero, sarebbe di certo morto tra le braccia dei soccorritori.

La strada era stata tracciata, ma si dovettero attendere ancora 20 anni esatti per ritornare ad effettuare le prime esperienze strutturate che, a cavallo del 1984/85, diedero vita nelle Dolomiti Bellunesi al moderno elisoccorso medicalizzato. 

Sono gli anni ruggenti delle prime sperimentazioni al gancio baricentrico effettuate da Renzo Rossi, Direttore operativo dell’Elidolomiti, assieme alle Stazioni del Soccorso Alpino dell’Agordino e del Cadore. 

Proprio in questa realtà, i notevoli sforzi operativi prodotti in tecniche e tecnologie piuttosto significative, trovarono il loro compiuto riconoscimento attraverso le procedure successivamente redate dal Goljahani Ghassem (pilota istruttore e collaudatore in Iran ai tempi dello Scià di Persia, poi in Italia come collaudatore per l’Agusta), subentrato a Rossi come Direttore operativo, e dal Presidente del Soccorso Alpino e Speleologico Veneto, Matteo Fiori. Procedure tradotte in normativa puntuale che venne quindi recepita da CivilAvia (Enac) per diventare patrimonio dell’elisoccorso per decenni (nda: Normative S.A.R. per le operazioni di elisoccorso in montagna dd.41/6821/M.3E” del 8 novembre 1994 e s.m. e i.).

 

NB: In corsivo sono stati riprodotti i testi originali di Piero Rossi e di Giuseppe Caldart, Capo Stazione di Belluno, riportati nel rapporto ufficiale del CNSA, secondo originaria definizione.

 

 

                                                                            Fabio Bristot - Rufus

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Giovedì, 04 Marzo 2021 12:41

DISINFESTAZIONE URGENTE

                                              Al Sig.

                                              Sindaco di Belluno

al Sig.

Presidente del Consiglio Comunale

Loro sedi

 

OGGETTO: Interrogazione circa l’aumento della presenza di pantegane in alcuni quartieri della città di Belluno e in Centro storico.

Il sottoscritto Consigliere Comunale,

premesso che negli ultimi anni sono aumentate in modo rilevante le segnalazioni dei cittadini di Belluno circa la presenza di pantegane in molte parti della città, segno che da tempo non viene predisposta da parte del/i soggetto/i competente/i una campagna efficace e continuativa per debellare questo animale e/o che sono anche e contestualmente in aumento per responsabilità ascrivibili talvolta ai cittadini (mancato corretto conferimento dei rifiuti, utilizzo inappropriato del composter, mancata cura del verde privato, ecc.);

preso atto che nell’ultima settimana ho ricevuto plurime segnalazioni della presenza anomala di pantegane in alcune parti della città tra le quali tutta la zona di Mussoi (pressochè ovunque) e alcune zone di Cavarzano (zona Viale Giovanni Paolo I) e del Centro Città (area giardini Piazza Martiri e zona Santo Stefano);

preso, altresì, atto che ho potuto rilevare anche direttamente, dove risiedo (Via Feltre, Via Lazzarini, Via Maraga e Via Boito), la presenza nelle ore del tardo pomeriggio o di sera di un numero importante di pantegane soprattutto nei pressi dei tombini;

ricordato che il D.P.C.M. 29.11.2001 e la D.G.R. Veneto n. 2093 del 02.08.2002 affiderebbe alle Aziende Sanitarie la competenza della vigilanza igienica sugli interventi di disinfestazione, ma non la loro esecuzione, essendo questa affidata ai Comuni;

rammentato che nel corso del 2020 segnalavo più volte analogo fenomeno senza aver ricevuto riscontro sulle attività effettuate da parte del Comune di Belluno, quantomeno al fine del contenimento del fenomeno;

Tutto ciò premesso,

risultando straordinariamente importante per l’igiene pubblica e per lo stesso decoro della nostra città pervenire alla completa disinfestazione e igienizzazione di aree ecologiche e, soprattutto, di tombinature e/o scoli delle acque bianche superficiali e/o aree incolte nei pressi delle stesse;  

rilevata la pericolosità che ratti e pantegane possono avere anche in termini di diffusione di malattie e anche in termini di danni che possono arrecare a cavidotti e fili che corrono contermini a fogne, tubazioni sotterranee, ecc.

si chiede gentilmente di conoscere:

  • se vi siano studi e/o analisi che spieghino la motivazione di un aumento così marcato di ratti e pantegane tenuto conto dell’inizio della stagione calda e degli effetti che la stessa può determinare in termini di fermentazione di frazioni di rifiuto umido di composter e cestini, ecc., tanto più considerato che la Società Bellunum effettua, in genere, un servizio buono in termini di pulizia, spazzamento e raccolta degli RSU e delle frazioni da avviarsi al riciclo (carta, cartone e VPA);
  • quante campagne di derattizzazione siano state effettuate nell’ultimo quinquennio e con quali scadenze temporali e, soprattutto, con quali costi (nda: si dovrebbe desumere dall’impegno economico la portata delle singole campagne, quindi i parametri quantitativi e l’efficacia);
  • se sia in previsione, ovvero se siano già state decise le misure urgenti da assumere con estrema velocità per contrastare questo fenomeno, passatemi il termine poco istituzionale, davvero “schifoso”;
  • se sia mai stata considerata la possibilità di pervenire alla stipula di una convenzione con l’ULSS n. 1 Dolomiti per garantire senza soluzione di continuità gli strumenti da mettere in campo per affrontare con adeguatezza la problematica, anche in termini di informazione e prevenzione della cittadinanza.

Belluno, 4 marzo 2021                                                                                    Fabio Bristot - Rufus

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Meno di un anno per eleggere il nuovo sindaco? Cosa sta succedendo in città?

Da Consigliere comunale non ricerco forzatamente gossip politici o pseudo tali, per cui potrei sbagliarmi, ma il rumore di sottofondo è fastidioso e tutto orientato a comporre e scomporre nomi in relazioni a gruppi e sottogruppi. Tutto ciò non in funzione di idee e progetti per la città e i suoi cittadini, ma all’insegna, il più delle volte, di meri aspetti caratteriali o di antipatie. Caratteristiche che in politica sono da sempre assai poco paganti.

Cosa serve a Belluno davvero?

Belluno non ha bisogno né di chiacchiere e né di enunciazioni. Belluno necessita di una rigorosa strategia di medio periodo e di persone che si riconoscano in questa strategia programmatica. Il resto è solo alchimia politica che rischia di fare della mera tattica lo strumento più importante. Il programma autorevole deve essere l’imperativo categorico per unire e l’elemento da cui partire.

Perché ha ancora senso parlare di programmi a suo parere?

Mai come ora si avverte il fiato corto della città capoluogo. Belluno è diventato una sorta di grande quartiere seduto su sé stesso, privo di un’identità precisa, timoroso di esercitare il ruolo che dovrebbe avere, di diventare autentica cerniera tra la montagna vera delle aree più interne della nostra provincia e la pianura, con Venezia. Belluno piegata tutta alle logiche dello “smart” che in realtà è diventata una logica per non osare su nessun fronte, nascondendosi dietro la frase fatta del “non è più tempo delle grani opere!”

In questo modo, non è più stato fatto nulla di importante e significativo in città e assieme a questa incapacità di gestire processi complessi, la città ha iniziato a perdere pezzi ogni giorno: da una parte cordoli e intonaci; dall’altra, credibilità e autorevolezza.

Quindi, serve un programma molto corposo?

Più che corposo deve essere redatto un programma dove accreditare il nostro futuro, un programma che ripensi ai grandi temi che Massaro non ha neppure sfiorato, anzi ha scientemente dimenticato. Tra i più importanti rimane il tema della sanità e del ruolo dell’Ospedale San Martino, sacrificato spesso per Feltre. I temi della viabilità e mobilità che sono fermi alle tesi di metà ‘anni 80 e che, come tali, sono da affrontare urgentemente e in forma prioritaria legandole alle scelte di carattere urbanistico. La problematica enorme del patrimonio del Comune allo sfacelo che abbisogna di immediate scelte coraggiose e delle razionalizzazioni conseguenti, senza le quali non puoi effettuare alcuna politica manutentiva. Il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e il Nevegal. Rimettere mano alla complessiva riorganizzazione della macchina comunale.

Ritiene che le varie forza politiche dovrebbero concentrarsi sul programma più che sui nomi di papabili sindaci e assessori?

Si, perché con un programma scritto su due paginette, giusto per evadere quanto richiesto dalla disciplina elettorale, una qualsiasi persona che sappia coniugare due verbi in modo corretto può ambire a fare il sindaco. Un programma ambizioso e autorevole, richiede invece una diversa tipologia di persone da individuare: quelle con maggiori capacità, con un’autentica passione per la loro città e che detengano anche la perseveranza di garantire la continuità di due mandati, tempo che servirà per sistemare Belluno e il Comune di Belluno. Dimentichiamo che Belluno è stata da sempre laboratorio che ha saputo andare oltre le rigidità della politica nazionale. Anche oggi, pur con dei principi e valori che sono per me invalicabili, non vedrei male la capacità di far coesistere assieme, senza tante frammentazioni, un fronte di persone positive e volitive, che abbia il coraggio di riformare, anche sé stesso se dovesse servire a dare gambe a quel programma.

Il ruolo dell’attuale sindaco quale ritenga che debba essere nella prossima consigliatura e nel processo da lei auspicato?

Quello conseguente a quanto ha professato in questi quasi 10 anni. Se uno, infatti, sostiene le tesi della rottamazione deve essere per forza di cose conseguente.

Pubblicato in Blog

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Sabato, 04 Dicembre 2021