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Articoli filtrati per data: Agosto 2020

Premesso che sono stato sollecitato da alcuni residenti di via dell’Anta e della stessa Via Lungardo, oltre che da un’attività economica della zona, allo scopo si sollecitare il Comune perché emetta specifica ordinanza, ovvero perché provveda direttamente e con estrema urgenza a bonificare l’area di Via Lungardo, porta di ingresso della città, ma soprattutto zona contermine a decine di abitazioni e unità abitative che hanno denunciano da sempre la presenza di zanzare e, da qualche, tempo ora denunciano anche la presenza di pantegane e biacchi (carbonaz); 

 

verificato che la zona in questione oltre all’aspetto estetico e di quello legato decoro, rappresentando uno dei principali accessi alla città di Belluno dovrebbe essere mantenuta sempre in ordine e che, diversamente, da oltre due anni non viene effettuato nessun tipo intervento; 

 

ricordato che con la solita politica delle promesse annunciate, ma troppe poche volte mantenute (questa è una di quelle), l’Assessore Giannone, tempo addietro, affermava pubblicamente che “il nostro intervento punta a ripulire e MANTENERE sicura anche da un punto di vista sanitario la zona” e che l’intervento “ci consente di avere un’area pulita e sicura (…), limitando così il diffondersi di insetti e animali;” 

preso atto che risulta intollerabile, al netto del fatto che la zona considerata sia un’area privata, che ci sia in centro città una zona tanto degradata che è motivo di disagio a molti cittadini per le precarie igienico-sanitarie; 

 

preso, altresì, atto che vi sono numero altre zone che segnalano o manifestano lo stesso disagio nonostante sia stato ancora una vola affermato con le solite lusinghe che il servizio di sfalcio sarebbe migliorato (non si sa in quale anno questo processo virtuoso abbia inizio). 

 

TUTTO CIO PREMESSO 

 

Il sottoscritto Consigliere Comunale chiede di conoscere in che tempi cioè quale giorno verrà dato inizio ai lavori di taglio della boscaglia e contestuale sanificazione di tutta l’area interessata da zanzare, ratti e serpenti, per quanto innocui sino a prova del contrario. Inoltre, cortesemente richiede di sapere se vi siano degli aggiornamenti degni di nota, cioè certificati, sull’iter di vendita e/o qualsiasi altra azione risolutiva messa in atto dal soggetto liquidatore. 

 

Il sottoscritto richiede, altresì di conoscere quando verrà effettuata la stessa operazione anche nella scarpata attigua Via Diziani (sopra il Palasport) e in quella di via Cesa (sotto il Palasport), scarpate che da sempre erano oggetto di almeno due tagli d’erba e relativa asportazione a fine maggio e metà luglio. 

 

Infine, suggerisce, vista l’evidente incapacità gestionale di provvedere ad una delle opere più semplici e banali che qualsiasi Amministrazione riesce a programmare e effettuare: il taglio dell’erba… di effettuare con rigore e non in modo grossolano come fatto lo scorso anno, uno studio di previsione di affidamento alla Bellunum del taglio e raccolta erba dei cimiteri, ivi compresa la manutenzione ordinaria degli stessi; taglio e raccolta erba di strade e parchi e aree verdi pubbliche, ivi comprese le scarpate stradali. Studio che preveda anche l’analisi dei costi del taglio delle siepi in tutte le zone rurali del Comune di Belluno, azione di particolare importanza per la sicurezza stradale e per il decoro delle frazioni che il Sindaco ha sospeso senza ragione dal 2012. Studio che consideri anche la complessiva gestione delle piante ornamentali di viali e aiuole diverse della città e dei suoi quartieri (si pensi al vialetto d’accesso al Cimitero di Prade dove si sono tagliati cipressi secchi a causa di una malattia ma non si è mai più provveduto alla loro ripiantumazione con nuove essenze; oppure Via Internati e Deportati e Via D’Incà dove si sono addirittura tagliati degli ippocastani per sbaglio…), allo stato massacrati da anni di pessima gestione legata alle potature e capitozzature e all’assenza di qualsiasi piano di ripristino di quanto in precedenza rimosso (esempi diversi). 

Si ritiene che un unico soggetto attuatore di queste politiche del verde, in sé banali, ma sino ad ora interpretate con notevole superficialità, possa riportare ordine e decoro nl comune di Belluno, garantendo economie di scala diffuse, eliminando così lo spezzatino gestionale, amministrativo ed economico-finanziario generato sino ad ora. 

Si invita, per ultimo, in risposta alla presente a non affermare come sempre avviene che “è colpa di tizio o caio” e/o che “la coperta è corta”, perchè al riguardo, si può enfatizzare il solo gettito delle sanzioni amministrative derivate dal C.d.S. che non viene incassato dal Comune per la prescrizione dei termini (oltre 430.000 mila euro nel 2019) o la mancata realizzazione del depuratore della discarica di Cordele annunciato ancora per il 2015 (oltre 450.000 mila euro su base annua per la gestione del percolato). Cifre strabilianti che assieme a quelle prescritte e derivate dall’imposizione tributaria di carattere locale, assommano a valori di particolari rilievo e rispetto ai quali diremo più avanti. 

 

Belluno, 10 agosto 2020                                  IL CAPO GRUPPO – GRUPPO MISTO 

                                                                                       Fabio Bristot - Rufus

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Per ricordare gli amici DarioFabrizioMarco e Stefano. Dolomiti Emergency Onlus, in collaborazione con il Suem 118 di Pieve di Cadore e il Corpo Nazionale Alpino e Speleologico – 2^ Zona Delegazione Dolomiti Bellunesi, ha deciso di intitolare due borse di studio alla memoria dell’equipaggio di Falco, a 11 anni dalla tragedia: era il primo pomeriggio del 22 agosto del 2009 quando l’elicottero, nel corso di una ricognizione su di una frana creatasi a seguito di violente precipitazioni abbattutesi a Rio Gere, si schiantò tra le rocce dopo aver urtato i cavi di una linea di media tensione. Morirono sul colpo Dario De Felip, 49 anni, pilota della ditta Inaer; Fabrizio Spaziani, 46 anni, medico del Suem 118, direttore della Scuola sanitaria del Soccorso alpino, volontario della Stazione Cnsas di Pieve di Cadore; Marco Zago, 42 anni, tecnico di bordo dell’Inaer e tecnico del Soccorso alpino della stazione Cnsas di Belluno; Stefano Da Forno, 40 anni, tecnico di elisoccorso, direttore della Scuola regionale del Soccorso alpino e tecnico della stazione Cnsas di Feltre.

«Il riconoscente ricordo di Dario, Fabrizio, Marco e Stefano è più che mai vivo in tutti noi», sottolinea Laura Menegus, presidente di Dolomiti Emergency. «L’idea di una borsa di studio rivolta a laureandi e dottorandi che vogliano avvicinarsi al mondo dell’elisoccorso e al Soccorso Alpino è stata di Fabio Bristot “Rufus” che, con Katia Tormen, ha scritto il racconto “Falco I-Rems”». Bristot e Tormen hanno devoluto a Dolomiti Emergency il ricavato del loro libro: un importo di 1.000 euro, a cui la Onlus presieduta da Menegus ne ha aggiunti altri 1.000, bandendo poi un concorso per l’assegnazione di n. 2 borse di studio a favore di laureati, studiosi, studenti, ricercatori degli Atenei italiani.

 

Il premio è riservato a quanti abbiano conseguito presso un qualsiasi Ateneo presente sul territorio italiano, con una tesi sull’argomento sulla soluzione alla problematica degli ostacoli al volo per la navigazione aerea anche a bassa quota, il titolo di studio: in uno dei corsi di laurea magistrali e magistrali a ciclo unico; in un dottorato di ricerca; in un master post laurea. In particolare, verranno informate: le Facoltà di Giurisprudenza che prevedono il corso di studi di diritto aeronautico o di diritto della navigazione;le Facoltà di Ingegneria aero-spaziale, meccanica, delle costruzioni; elettrotecnica; informatica. 

«L’argomento dell’elisoccorso e degli ostacoli al volo fa da filo conduttore al libro “Falco I-Rems”, esplicitamente collegato a quanto accaduto alle pendici del Monte Cristallo», ricorda Menegus. «Il problema degli ostacoli al volo alla navigazione aerea è causa e intimo motivo per cui Bristot e Tormen hanno scritto il libro. E come Dolomiti Emergency siamo molto impegnati su questo fronte: basti ricordare che nel novembre 2018 abbiamo organizzato un convegno a Roma, alla Camera dei deputati, per fare appello alla politica affinché si arrivi alla promulgazione di una legge a livello nazionale».

La domanda di partecipazione al concorso deve essere trasmessa, a pena di esclusione,entro le ore 12.00 del 31 luglio2021 a mezzo pec a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. L’importo del premio è di 1.000 euro per ciascuna borsa di studio.Il premio sarà assegnato in base al giudizio insindacabile espresso da una commissione composta da almeno tre membri e nominata dal Consiglio Direttivo di Dolomiti Emergency Onlus allo scadere della presentazione delle domande.

Le/Icandidate/ivincitrici/vincitoririceverannocomunicazioneamezzodipostaelettronica,all’indirizzoindicato nella domanda di partecipazione, del conferimento del premio e dell’eventuale data della cerimonia di consegna, alla quale sono tenute/i apartecipare.

L’esito della selezione sarà anche pubblicato sul sito web di Dolomiti Emergency Onlus. Sempre sul sito della Onlus è disponibile il bando con tutte le indicazioni e l’elenco della documentazione necessaria per partecipare. 

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ORDINE DEL GIORNO: A quando la partenza del volo notturno dopo che la nostra provincia fu la prima nel 1998 ad iniziare la sperimentazione?

Il presente Ordine del Giorno viene presentata al Consiglio Comunale di Belluno in quanto la valenza del servizio di elisoccorso, pur di carattere provinciale, riveste particolare importanza anche per la città capoluogo sede dell’Ospedale Civile San Martino e sede in cui dovrebbe essere trasferita temporalmente la base di elisoccorso nel periodo di realizzazione della nuova base di elisoccorso a Pieve di Cadore. 

 

PREMESSA

Un qualsiasi cittadino della Regione Veneto in caso di necessità legate al proprio stato di salute che improvvisamente viene alterato (per evento traumatico o evento non traumatico a prescindere) e che abbisogna di essere centralizzato in un reparto “salvavita” quale ad esempio neurochirurgia e/o in un “trauma center”, nel raggio di 35 km dalla propria residenza/luogo dell’evento, quello stesso cittadino, si rechi ad est, ovest, nord o sud, trova in tutta la nostra regione un centro d’eccellenza in grado di accoglierlo e curarlo con prestazioni sanitarie indubbiamente elevate e di buona/ottima qualità.

 Un qualsiasi cittadino della provincia di Belluno, ma in modo particolare quello residente stabilmente o meno (è il caso del turista) nell’Agordino, Ampezzo, in Cadore, nel Comelico o nello Zoldano, ma anche in alcune zone del Feltrino, dove vi sono tragitti da compiere su Treviso che vanno dagli 85 km di Belluno, ai 100/105 km di Pieve di Cadore e Treviso e ai 147/133 di Arabba/Padola, che abbisogna delle stesse prestazioni di cui sopra >> non trova invece nel raggio di 35 km nulla di tutto questo e, nelle migliore delle ipotesi, è ancora a meno di 1/4 (un quarto) di strada…

Tragitti che con la neve e/o con la presenza di traffico veicolare sostenuto come nei mesi invernali o quelli estivi (vedasi cronaca di questa estate) diventano percorribili anche in un tempo superiore alle due ore, al di fuori dunque di qualsiasi parametro legato non solo alla così detta golden hour, ma anche a quanto in letteratura si può trovare in modo incontrovertibile sui tempi massimi per limitare esiti mortali o parzialmente o del tutto invalidanti. 

Eppure, è così, il territorio montano della provincia di Belluno detiene questo pesantissimo differenziale di assoluto rilievo se lo si collega alla tipologia dei servizi che fanno del tempo un fattore imprescindibile.

Da questa banale e scontata (davvero scontata?) analisi, l’estrema necessità che il servizio di elisoccorso che svolge già un qualificato e ottimo servizio diurno, pur nel limite più sotto richiamato, diventi anche servizio di elisoccorso notturno, con il contestuale potenziamento del servizio di trasporto rotabile, che deve sempre garantire i rendez vous con l’elicottero e garantire lo stesso trasporto quando, per eventi meteo pesantemente favorevoli, il mezzo aereo non possa effettuare il trasporto.

Ma vediamo altri aspetti forse dimenticati o misconosciuti.

 

ELISOCCORSO PERCHE’

L’elisoccorso, a Belluno, fu un’esperienza antesignana che vide anche la nostra provincia all’avanguardia in Italia, assieme a Trento e Bolzano e alla Val d’Aosta, nell’istituire un servizio che, prima, si rilevò fondamentale per il soccorso in montagna di alpinisti ed escursionisti, poi, anche per le attività di soccorso tradizionali legate agli interventi di carattere primario, quali incidenti stradali, incidenti domestici o incidenti sul lavoro, trasferimenti di carattere primario da ospedale ad ospedale, ecc., che diventarono logica conseguenza operativa dell’uso dell’elicottero per contrarre gli indici di mortalità e gli esiti invalidanti. 

Con le prime sperimentazioni di carattere operativo compiute in Dolomiti a cavallo del 1983/84 eravamo velocemente pervenuti al 1° giugno 1988, data dell’avvio ufficiale dell’elisoccorso in provincia di Belluno. Da allora, si sono susseguite una serie di tappe significative che portarono anche a normare a livello nazionale parte della suddetta attività grazie a risorse professionali tutte bellunesi che disciplinarono puntualmente, ad esempio, le modalità di recupero con verricello e gancio baricentrico di persone infortunate. 

Un alternarsi (talvolta anche con qualche criticità, non è un problema ricordarlo) di innovazioni tecniche e di modalità operative sempre più sofisticate che hanno garantito l’innalzamento dei livelli di sicurezza ed efficacia negli interventi di soccorso, pervenendo nel tempo a calibrare con sempre maggiore precisione il mezzo più adatto per fare soccorso, come anche nell’ultimo caso è avvenuto con quello che è l’attuale elicottero.

 

Va in questa sede allora ricordato, in modo del tutto particolare, anche per un pizzico di orgoglio, che la provincia di Belluno fu addirittura la prima a sperimentare il volo notturno ancora nel 1998, periodo nel quale le tecnologie (impossibilità dell’utilizzo degli NVG) e le normative aeronautiche (era possibile effettuare trasporti di pazienti solo da una piazzola certificata ad un’altra) non facilitavano certo la sperimentazione/azione di questo servizio proprio per le implicite restrizioni testè riportate (ora per fare un esempio tangibile si può atterrare in un campo da calcio o in un area prativa che detenga alcuni requisiti e parametri legati ovviamente alla sicurezza di volo). 

Alla chiusura di tale sperimentazione i Sindaci dell’intera Provincia chiesero però unanimemente e con grande determinazione la garanzia che l’elisoccorso fosse almeno attivo dall’alba al tramonto (con +1 e -1 rispetto alle effemeridi, cioè rispetto al sorgere e al tramonto del sole) e che, quindi, ne fosse prevista l’estensione H:24, tanto che tale opzione venne inserita nelle vecchie Schede Ospedaliere della Regione Veneto a garanzia di un servizio il più esteso possibile, proprio a fronte delle peculiarità dei flussi turistici e delle evidenti caratteristiche del territorio bellunese. 

 

Ricordiamo, infatti, che come Trento e Bolzano, anche la nostra provincia ha un territorio vasto e complesso morfologicamente e, quindi, con assoluta necessità di dotarsi di servizio di soccorso efficiente capace di sorpassare le forti limitazioni dei collegamenti stradali e le conseguenti, pericolose limitazioni esistenti là ove il paziente critico tempo-dipendente deve essere velocemente centralizzato nella struttura più idonea al ricovero. Fattori questi che trovano amplificazione quando nel periodo invernale ed estivo la presenza turistica comporta, soprattutto nella parte alta della provincia, numeri che costituiscono di per sé la necessità di avere strumenti adeguati per fronteggiare tutte le casistiche possibili.

La sospensione del servizio legato al c.d. “tempo prolungato” da sempre esistente sin dal lontano 1988, avvenuta a partire dal 2016 e tutt’ora vigente, ha di fatto soppresso la pronta disponibilità del nostro elicottero con la necessità di ricorrere agli elisoccorsi di Trento, Bolzano e Treviso negli orari non coperti dall’elisoccorso bellunese (H05.30-H09.00), condizione già di per sé stessa penalizzante per tutto il territorio e forse poco nota. 

Tradotto significa che per tutti gli eventi maggiori che necessitano del servizio di elisoccorso si è costretti a richiedere l’intervento di altri servizi extra provinciali, ma poiché spesso i tempi di arrivo in loco di quei servizi è compreso tra i 15/25’ si preferisce (soprattutto su incidenti stradali, domestici e sul lavoro) mandare prima l’ambulanza e poi attivare l’elicottero, quando prende servizio, per centralizzare il paziente. Emblematici al riguardo decine di casi occorsi negli ultimi anni, tra i quali alcuni successi paradossalmente alle porte della città (zona Veneggia e La Rossa).

Mentre, dunque, Trento e Bolzano, l’intera Lombardia, il Piemonte e altre Regioni sin a partire dal 2013/2014 hanno effettuato felici sperimentazioni secondo quanto previsto dalla vigente normativa (Regolamento europeo n. 965/12 e Legge n. 26/2010 ed, ora, hanno in piena attività l’elisoccorso notturno (nda: negli ultimi tre anni anche la Sicilia, la Toscana e l’Emilia Romagna si sono mosse in questa direzione e più recentemente la Sardegna) notturno con grande profitto ed immediate ricadute sull’utenza, nella nostra provincia è tutto incomprensibilmente fermo, nonostante le cogenze che quotidianamente che si registrano. 

Al riguardo, vale la pena rimarcare che, anche in vigenza del vecchio contratto dell’elisoccorso e in netta difformità da quanto sostenuto dal Direttore Generale nel corso dell’ultimo triennio, sarebbe stato possibile iniziare questa sperimentazione in provincia di Belluno, ma il tutto è stato sospeso senza alcuna motivazione di carattere tecnico o giuridico.

Si pensi poi al caso dell’Aiut Alpin Dolomites (BZ) che, mentre qua si accampavano una serie di scuse perché in altro modo non possono essere definite, effettuava tra il 2016/2017 una serie di esercitazioni dall’elevato profilo tecnico addirittura in ambiente montano (cioè al di fuori delle piazzole) che garantiscono ora, dunque, ormai da un biennio un deciso innalzamento della potenzialità per svolgere soccorso/elisoccorso H24 in tutti i terreni e gli scenari, offrendo l’immediata stabilizzazione/medicalizzazione del paziente ed il suo elitrasporto in ospedale in tempi che sino a qualche anno, nel settore civile, sembravano improponibili. Lo stesso, cioè con queste modalità operative è accaduto più recentemente in Lombardia, Piemonte e Trentino. In Veneto no. 

Da qui l’estrema esigenza che il servizio di elisoccorso nelle more del ricorso al TAR, attualmente garantito diurnamente da parametri tecnici ed operativi di indiscussa e riconosciuta qualità e che tra l’altro nel 2018 ha compiuto ufficialmente 30 anni, venga da subito potenziato, preordinando il percorso amministrativo e, quindi, anche quello tecnico-operativo, per partire con la sperimentazione sin dal prossimo anno, senza più tentennamenti di sorta e pervenendo nel 2021 a regime con la partenza del servizio H:24.

Questo processo deve avvenire nella nostra provincia per le motivazioni sopra addotte e non sarà neppure lontanamente pensabile che possa essere Treviso a dover garantire questa tipologia di servizio per una serie di ragioni tecniche che si possono a margine illustrare con estrema precisione, ma soprattutto perché nell’urgenza e nell’emergenza sanitaria deve vigere non già il principio “dell’area vasta” (prestazione differibile nello spazio, quindi anche nel tempo), ma quello “dell’area ristretta” (neologismo assai calzante) dove la prestazione deve essere pressoché immediata, quindi la più vicina possibile all’utente, cioè in questo caso al nostro territorio che, come abbiamo visto, non permette una mobilità estremamente rapida. Anzi, l’esatto contrario. 

Pazienti tempo dipendenti e golden hour (lasso temporale che da pochi minuti va a diverse ore dopo una lesione traumatica causata da un incidente, durante il quale vi è la più alta probabilità che un pronto e adeguato trattamento medico possa evitare la morte o esiti gravemente invalidanti) fanno si che sia intollerabile effettuare, ad esempio, un tragitto Arabba (e in genere tutta la parte alta dell’Agordino e Cadore/Comelico)-Treviso per la centralizzazione di un paziente”, ad esempio, in NCH all’Ospedale Cà Foncello, che comporta quasi 150 km percorribili in oltre due ore, neve e traffico permettendo).

Analogamente al servizio di elisoccorso notturno, che è intimamente connesso al ruolo dei Servizi di urgenza ed emergenza medica del 118, merita ricordare il ruolo determinante della Centrale Operativa di Pieve di Cadore (terza Centrale Operativa istituita in Italia dopo Bologna ed Udine) che, ancorché non sia stato ancora definito il NUE 112 nella nostra provincia e nelle altre province del Veneto, continua a detenere, proprio per le peculiarità territoriali e la tipologia dei soccorsi (ambiente montano, utenza turistica), un ruolo assolutamente strategico. 

Affermiamo da subito che non sarà prospettabile, neppure con l’entrata in servizio del NUE112, unificazione con altre Centrali Operative del Veneto per l’evidenza che dovrebbe di per sé porsi e perché verrebbe irrimediabilmente scisso il rapporto con il servizio di elisoccorso diurno/notturno e con il territorio tutto, ivi compreso il trasporto rotabile di carattere primario/secondario effettuato dalle ambulanze. 

Per ultimo, non certo per importanza, è necessario lavorare a fondo per potenziare il servizio del trasporto rotabile che, allo stato viene garantito anche se con qualche difficoltà in talune zone della nostra provincia (notizie di cronache recenti quanto reiterate nel tempo) dalle associazioni di ambulanze e dai loro coordinamenti là ove esistenti. 

Anche in questo caso supporre di avere un servizio di elisoccorso senza la coniugazione operativa con un trasporto rotabile veloce, sicuro ed efficace, è destinato a fallire in partenza. 

L’ULSS non può sottrarsi alla necessità di riconfigurare questa tipologia di servizi del tutto complementari all’elicottero e addirittura esclusivi, quindi decisivi per il paziente, quanto l’elicottero per avverse condizioni meteo non può volare. 

***

Richiamata la relazione sopra esposta e parte integrante del presente Ordine del Giorno;

preso atto che con questo immobilismo provinciale rischiamo di rimanere, nel contesto del panorama nazionale prima ricordato, una Cenerentola infreddolita in attesa di chissà quali eventi straordinari che conducano ad ottenere anche nella nostra provincia e nelle nostre Dolomiti il servizio dell’elisoccorso notturno a favore della comunità della montagna e dell’utenza turistica propria di queste zone (nel periodo fine luglio-agosto nella sola zona di Cortina d’Ampezzo-Auronzo la popolazione residente supera di gran lunga quella della città capoluogo…);

ricordato che avere i Mondiali alle porte e le Olimpiadi poco più in là, possono essere delle ottime leve strumentali per smuovere gli ostacoli di natura politica, ma che non possiamo parimenti dimenticare che le nostre comunità ogni giorno possono aver bisogno di questi servizi e che necessitano, quindi, di questo servizio e di quelli ad esso correlati a prescindere dai grandi eventi di per sé passeggeri e transitori;

ricordato, infine, che si deve essere del tutto realisti e consapevoli che se non si muove il territorio in modo autonomo e deciso quanto equilibrato e dialogante, ancora una volta saranno gli altri a muoversi e a decidere per nostro conto e non certo per agevolare la nostra provincia (vedasi attività svolte in provincia di Treviso sullo stesso tema); 

ricordato, altresì, che nella fase “emendativa” delle famose schede ospedaliere della Regione Veneto la quasi totalità dei Sindaci ha condiviso queste tesi e che qualche anno addietro (2014), tutti i Comuni della provincia di Belluno approvarono Ordini del Giorno tesi a garantire l’operatività del servizio di elisoccorso prolungato, ovvero anche di quello notturno;

preso atto del ricorso pendente al TAR circa l’avvio della sperimentazione così come dichiarato dal Direttore Generale che aveva diversamente dichiarato che nel 2018 sarebbe partito il volo notturno per poi ribadire che lo stesso avrebbe trovato puntuale inizio nel 2019, quindi al di fuori della gara recentemente esperita;

verificato che lo Statuto Regionale riconoscerebbe alla nostra provincia una particolare specificità; 

preso anche atto che il vecchio PSSR riconosceva la specificità del territorio bellunese e che questa specificità non ha trovato puntuale definizione nelle vigenti schede ospedaliere approvate nel 2019;

appurato e dato per scontato che la presente disamina è stata presentata, ancorché in forme diverse anche negli scorsi anni in forma reiterata e che, quindi, non risente minimamente di tensioni legate all’imminente campagna elettorale, ma incontra le pure esigenze del territorio e delle sue comunità forse da troppo silenti sul tema;

 

TUTTO CIO’ PREMSSSO

il Consiglio Comunale di Belluno impegna il Sindaco e, indirettamente, quelli della provincia di Belluno affinchè si attivino nei modi dovuti e con la necessaria determinazione nei confronti dell’AULSS n. 1 – Dolomiti, ovvero della Regione Veneto garantisca:

  1. il definito, preciso e strutturato cronoprogramma per avviare la sperimentazione del servizio di elisoccorso notturno con la contestuale mappatura di tutte le piazzole necessitanti a garantire il servizio in tutti i comuni della provincia di Belluno (azione quest’ultima che può/poteva essere prodotta già da tempo) e le contestuali attività di training degli equipaggi di volo e delle altre componenti il servizio (personale 118 e CNSAS);
  2. l’utilizzo della base di Belluno per il solo servizio di elisoccorso notturno a favore della provincia di Belluno e Treviso con utilizzo della realizzanda, nuova base di elisoccorso di Pieve di Cadore per il servizio diurno (il 17 novembre 2016 l’ULSS n. 1 Dolomiti comunicava che era stato affidato il progetto per la realizzazione del progetto della nuova piazzola dell’elisoccorso e che 31 gennaio 2017 sempre l’ULSS n. 1 Dolomiti annunciava che la base di elisoccorso di Pieve di Cadore sarebbe stata “pronta per il Natale del 2018” e che il 28 luglio dello stesso anno, dopo 6 mesi, quindi, si ribadiva nuovamente che la base sarebbe stata davvero pronta, confermando il tutto, entro il 2018 e che a seguito dellaDeliberazione n. 933 del 01/07/2019 veniva ancora annunciato che “a fine estate al via il cantiere per la nuova base HEMS di Pieve di Cadore” e che “sarà operativa nel giro di un anno circa, la nova base HEMS di Pieve di Cadore per l’elisoccorso”);
  3. un piano strutturato di potenziamento del trasporto rotabile su strada con l’implemento reale di auto mediche e/o ambulanze medicalizzate in stretto raccordo con i servizi ospedalieri e degli altri servizi correlati all’urgenza ed emergenza medica della nostra provincia, direttamente gestito dalla stessa AULSS n. 1 Dolomiti senza ricorso a bandi per l’affidamento del servizio là ove questo non venga svolto dalle associazioni delle ambulanze e loro coordinamento là ove presente; 
  4. elaborazione di un piano teso a dimostrare l’esclusività delle competenze e peculiarità della Centrale Operativa del Suem 118 di Pieve di Cadore (es. gestione interventi di soccorso alpino e interventi nelle skiaree, ecc.) e suo mantenimento fisico in provincia anche in previsione della creazione delle centrali NUE112 (il Veneto è l’unica realtà del nord Italia a non avere ancora il NUE112 effettivo).

Belluno, 31 luglio 2020                                                      Fabio Brtistot - Rufus

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