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Giovedì, 23 Maggio 2019 19:36

SAREBBE SEMPRE OPPORTUNO SPIEGARE IL MOTIVO DI ALCUNE SCELTE IMPORTANTI CHE SI COMPIONO, PERCHE’ TALI LE REPUTO. SE QUESTE RIGUARDANO LA TUA CITTA' ED I SUOI CITTADINI, NON E' PIU' SOLO OPPORTUNO, MA DIVENTA UN DOVERE In evidenza

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Con la presente, a seguito di una lunga e davvero sofferta valutazione, protrattasi per più tempo, non poco tempo, dopo anche un colloquio intervenuto nelle scorse giornate con il mio Gruppo di appartenenza ed, ovviamente, con il Sindaco nella giornata di ieri, comunico che ho dato le dimissioni, senza possibilità di revoca, da Capo Gruppo di Insieme per Belluno - Città Futura e le contestuali dimissioni da membro della maggioranza, con il conseguente passaggio/istituzione al/del Gruppo Misto.

Tutto molto serenamente, come è giusto che sia. 

Un minestrone, il mio, sin troppo mescolato che alla fine andava tolto dal fuoco, anche per essere alla fine coerente con le petizioni di principio – lo dico senza vergognarmene – che ho più volte professato in modo alle volte riservato, in altre, in modo pubblico, anche se sempre nell’ambito del confronto civile, parlando cioè di fatti politici ed amministrativi.

Come ho voluto ricordare nell’incontro con il mio Gruppo Insieme per Belluno, mi assumo una parte delle responsabilità politiche dell'attuale andamento del Comune di Belluno. Credo, con onestà intellettuale, di poter dire che siano invero una parte modesta, poiché se sin dall’inizio è stato abbastanza evidente il percorso in salita che ci sarebbe aspettato per la situazione trovata e per un certo metodo di lavoro che francamente è mancato a tutti noi. Non avrei però mai sospettato che quel percorso sarebbe stato e diventato così faticoso. 

Mi assumo la responsabilità, senza attenuanti in questo caso, dell'andamento del Gruppo, dove la mia modesta e rarefatta presenza dovuta a fattori oggettivi commisti al finale disincanto, non ha saputo generare alcun percorso virtuoso rivolto a migliorare la vita e l’azione politico-amministrativa del Comune di Belluno, che si traduce poi nel fare e fare bene. Fare anche possibilmente veloce.

Molti obiettivi sono stati indubbiamente conseguiti con positività, alcuni di questi eccellenti e come tali non posso rinnegarli in modo capriccioso ed acritico, facendo così di ogni erba un fascio. Questo è giusto che sia rimarcato e lasciato agli atti. 
Altri obiettivi, forse è fisiologico che sia propriamente così, solo sfiorati. Altri, infine, neppure affrontati. Penso, ad esempio, al tema delle opere pubbliche strategiche: siamo città capoluogo, fulcro della viabilità e mobilità dell’intera provincia e non ne abbiamo neppure abbozzato un’idea e, tanto più, una definitiva progettualità, anzi nelle previsioni di PRG è stato addirittura deciso di togliere il ponte bailey di cui anche più avanti diremo.
Ma va anche detto, in modo oggettivo e senza posizioni livorose, che in alcuni settori abbiamo (uso come è corretto che sia il plurale maiestatis) fatto, anche con il puntuale raffronto del programma, poco e talvolta con una qualche superficialità.
Questo stato di cose è stato senza dubbio causato perché ci si è posti senza una strutturazione e un metodo in molti dei processi decisionali/amministrativi affrontati, processi dove, oltre alla politica anche la tecnica ci ha messo del suo. Talune maestranze hanno giocato indubbiamente al ribasso, là dove invece dovevano essere garantiti altri parametri qualitativi e altra professionalità. Questo per dire che non sempre la politica detiene sempre e comunque tutte le responsabilità.
Il procrastinare, poi, su alcune decisioni che non permettevano e non permettono, invece, questa dilazione, o l’assumerne altre frettolosamente non hanno certo concorso a garantire sempre eccellenza in una parte delle azioni programmatiche che si sono via via sviluppate in questi anni.

Questo stato di cose rimane e rimarrà per me, senza dubbio, un cruccio pesante. 
Da una parte, infatti, non essermi potuto impegnare come avrei dovuto e anche voluto mi ha fatto assumere la forzata decisione che scaldare la sedia non è sempre operazione aderente ai principi e alle enunciazioni magari proclamate – come sopra dicevo – in modo stentoreo sino a poco prima; dall'altra, a prescindere dall'impegno che ho reso, quindi anche dalla mia presenza, il continuare ad assistere in modo impotente ad alcune delle dinamiche che si sviluppano nel ns. Comune di Belluno, senza possibilità di variare un trend consolidatosi, mi porta ad affermare che un segnale doveva essere dato. Un segnale di fermezza che alle volte viene colto meglio con l’assenza, che – si badi – non è vigliaccheria, ma assunzione di responsabilità estrema anche verso chi mi ha votato e che molti interrogativi mi pone senza che non passi giorno, talvolta ora. 

Una situazione, dunque, diventata insostenibile e rispetto alla quale anche il mio passaggio al Gruppo Misto potrà dare, forse (?), una diversa consapevolezza al Sindaco e alla Giunta che non sempre è tutto scontato e che tutto debba essere, sic et simpliciter, come si è sempre preteso che fosse. 

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Non rinnego il rapporto con il Gruppo di Insieme per Belluno – Città Futura e gli altri Gruppi anche perché il momento è già – credetemi – superato con serenità, ma soprattutto senza lasciare strascichi di fondo che è quello status che impedisce poi alle persone di ricontrarsi o restare assieme in altre prospettive, condizione sempre esistente in politica. Ho svariati ed importanti difetti, ma non quello della permalosità. … Almeno per ora.

Non abiuro neppure il patto elettorale con i cittadini che mi hanno votato (il più votato della maggioranza nella passata Consigliatura e, dopo i due Assessori uscenti, anche nell’attuale, sempre di maggioranza parlando). Anzi è vero il contrario. Un patto, quello elettorale, rispetto al quale avrei voluto sinceramente garantire risposte sostanziali e vere al cittadino e alla comunità tutta, ma una serie di fattori ha impedito che ciò avvenisse. 

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Voglio essere categorico su un aspetto, non ho chiesto in questi anni alcun posto a sedere in Giunta, posti a sedere di alcun tipo ripeto, e questo a scanso della fabulazione che potrà fiorire sul tema specifico. 
A scanso di ulteriori equivoci di carattere squisitamente politico, preciso anche che resterò ben saldo a difesa di quei valori ai quali ho sempre creduto e ai quali ho cercato di dare attuazione nelle piccole azioni che sono riuscito a produrre nel mio impegno quotidiano, da quelle note a quelle meno note, prodotte lontano dalla ribalta di qualche luce accesa da facebook. Quindi, nessun salto della quaglia o nessun programmato e lento passaggio ad altri gruppi, come qualcuno sentenzierà banalmente. 

Verrò per questa scelta probabilmente attaccato da qualcuno della stessa maggioranza o, almeno da una parte di essa, ma le spalle grosse non mi difettano e dissiperò senza timore il tutto. Se verrò, invece, attaccato non sul piano squisitamente politico, come sempre dovrebbe essere la dialettica del confronto e come sempre io ho inteso l’impegno civico, ma su quello personale, come talvolta accade nella politica, praticherò il detto del "bandito e mezzo".
Ma ripeto, non ho problemi nell’affermare che è un percorso quello fatto sino ad ora assolutamente pacato, perché prima di tutto legittimo e perché facente far parte delle normali vicende della politica.

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Restano nella loro realtà alcuni snodi problematici, tra i quali quelli che si stagliano in modo più importante all’orizzonte, anzi sono già del tutto presenti, senza che nessuno possa offendersi. Li ricordo velocemente ed in ordine sparso quale stimolo forte.
- Partecipazione autentica che deve tornare ad essere confronto con pubbliche assemblee organizzate e praticate senza soluzione di continuità, tutto l’anno e su tutto il territorio del comune, come un tempo succedeva con una diffusa adesione. Torniamo ai volti veri e lasciamo quelli digitali riposare un poco nell’etere.
- Politiche del personale che da metà anni 2000 è “in libera uscita” in ormai tutti i settori. Va ripensato un patto con i dipendenti di medio lungo periodo, dove torna ad esserci la politica della condivisione, ma anche del successivo rigore e puntuale applicazione di regole e raggiungimento degli obiettivi.
- Rigenerazione urbana che rischia di trasformarsi in un azzardo irreversibile, con il protrarsi di assegnazioni dei lavori a causa delle procedure previste ex lege (assegnazione sub verifica a causa di ribassi anomali e conseguenti cronoprogrammi ormai del tutto saltati) e delle coperture finanziarie che rischiano di essere in parte o del tutto compromesse con la prossima Legge Finanziaria. La Giunta – a dispetto degli altri temi dove deve cambiare marcia –, invece, deve tirare il freno a mano ed usare somma prudenza.
- La complessiva politica delle manutenzioni ordinarie e straordinarie del tutto assente nonostante i social sembrino dire il contrario (asfalti e rappezzature fatte random e male, marciapiedi ammalorati ed in alcuni casi pericolosi, cordoli rotti, aiuole e giardini lasciate a se stessi, alberature ornamentali e viali alberati ormai rovinati, segnaletica orizzontale, edifici e stabili comunali, cimiteri…, ecc.) è diventata un optional come mai si era visto negli ultimi decenni. Ogni giorno la città perde un pezzo, ma nessuno lo sistema o adegua l’operare a questo lento frantumarsi perché non c’è neppure la consapevolezza che ciò stia avvenendo. Si badi, non è solo una questione di risorse stanziate che vanno in ogni caso davvero destinate con un’azione di bilancio forte: docent alcuni dei servizi appaltati e/o esternalizzati (verde, cimiteri, ecc.).
- Grandi contenitori, Auditorium in primis chiuso da oltre 5 anni, parliamone. Con Palazzo Fulcis già in affanno finanziario come è pensabile garantire la copertura finanziaria minima anche a Palazzo Bembo, Chiesa dei Gesuiti e Auditorium, assieme al Teatro Comunale e al Palazzo Crepadona?? Serve un piano speciale e fare scelte coraggiose anche di conversione delle attuali destinazioni. Non affrontare ora il tema significa lasciare che il tempo decida per noi.
- Viabilità e mobilità incoerenti rispetto ad impegni assunti con gli strumenti di programmazione passati e con le attuali necessità che stanno bloccando tutta la città. In primis il FIO2, ovvero la rettifica del vecchio progetto che speriamo possa alla fine partire entro il 2020/2021 e, come si diceva, il Ponte Bailey. In relazione a quest’ultima opera, proprio lo stesso sindaco aveva dichiarato che è “Un ponte che, come ha dimostrato la recente alluvione, riveste un ruolo importante non solo per il Comune di Belluno. Con la chiusura di Via Miari e del bailey durante i giorni dell'uragano, è stata rimarcata l'importanza del ponte come via di collegamento tra Destra e Sinistra Piave. Per questo, abbiamo chiesto alla Regione Veneto un aiuto nel finanziamento dell'opera, che riveste chiaramente un ruolo fondamentale per la viabilità provinciale e regionale». 
Toglierlo ora, come è avvenuto, dalle previsioni del PAT è una scelta che indica un cortocircuito logico, tra l’altro dopo che era stata recentemente stanziata una somma per la progettazione preliminare.
- Cordele era una delle criticità che personalmente avevo, per prima, segnalato al Sindaco ancora nel giugno 2012. La gestione del percolato che ha determinato un costo che, in sette anni, ha sfiorato i ca. 3 milioni di euro (spese correnti al di fuori degli accantonamenti per gestione posto mortem), spero possa trovare finalmente avvio, anche se l’investimento da farsi per il depuratore non ha ancora una cifra reale (nda: sono rimasto a dati di qualche settima fa) né un cronoprogramma preciso dei lavori. 
- Nevegal, parto da un assunto che non è un dogma e dal fatto che il Comune non possa comunque più permettersi di ripianare debiti come fatto dal 1994 e sino a pochi anni fa. In estrema sintesi e con una certa con sicumera (avendo lavorato tra il 2000 e il 2002 come Assessore per realizzare il sollevamento dell’acqua dall’Anta al Nevegal con la NIS, uno degli ultimi progetti veri destinati al Colle) dico che senza la stagione invernale una qualsiasi stazione turistica, tanto più se ski-area, perde quote di mercato sino ad esaurirsi e a morire con tutto l’indotto correlato. Il sistema neve, al netto dello spauracchio evocato per le quote e le temperature, senza l’apporto di un bacino in quota (multifunzione) e della relativa rete di distribuzione, non permetta di garantire, a parità di temperature di altre realtà, la stagione invernale. Certo la complementarietà di altre discipline ed attività, la destagionalizzazione, il birdwatching… tutte cose belle ed auspicate, ma l’intero sistema Nevegal, con annessi problemi relativi al patrimonio immobiliare delle seconde case e al complessivo indotto turistico extra impianti, garantisce vero appeal solo con il sistema neve attivato. 
Solo alcune delle criticità per troppo tempo non affrontate o affrontate senza la giusta determinazione. Certo, per alcune di essere va riconosciuto con onestà intellettuale che vi sono anche un livello di corresponsabilità diffuse ad altri Enti ed Amministrazioni, ma pensando solo al nostro ruolo… non abbiamo fatto quello che dovevamo fare (ancora il plurale maiestatis).

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Sono convinto, allora, che a Belluno, la mia e la nostra città, si debba garantire senza più alcun indugio un netto e nuovo profilo ai processi decisionali ed amministrativi. 
Non voglio vedere una Belluno rassegnata, una Belluno che ha smesso di sperare di diventare un reale interfaccia e fulcro tra la nostra montagna e la pianura, tra le Dolomiti e Venezia, cerniera per generare politiche d’eccellenza per il territorio. 
Non voglio vedere una Belluno spenta che non sa più dire né osare, avendo preferito da tempo indossare l’abito del “tran tran” quotidiano, che sembra dissipare nel tempo le energie migliori. 
Vedo, insomma, una Belluno un poco disorientata, seduta su sé stessa e priva di aneliti a voler emergere, migliorare e dire “sono e conto”.
Certo, tutto questo non è direttamente ascrivibile al Sindaco e alla Giunta, anche altri sono gli attori coinvolti ed altri i processi socio-culturali ed economici, certo complessi, che hanno comportato questo stato di cose.
Ma una qualche reazione si deve pur avere e questa dal Comune deve partire e dovrà partire.

Chiudo, mutuando magari impropriamente Manzoni che spesso asseriva che “il buon senso c'era, ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune”, ebbene del senso e del sentire comune mi sono prima un poco stufato, secondariamente, anche con queste mie dimissioni, dissociato. Voglio dire come stanno le cose e le situazioni in aderenza al reale, nella personale speranza che questa oggettività (toco finale di modestia…) non venga mai meno.

Resto ovviamente a disposizione.

Belluno, 23 maggio 2019 Fabio Bristot - Rufus

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