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Sabato, 24 Febbraio 2018 04:00

Valanga rovinosa dal Monte Visentin: quando la storia insegna.

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Le nevi cadute in questa alpestre Provincia nei primi ed ultimi giorni di febbraio p.p., ed il primi giorni del mese corrente in quantità straordinaria, da nessun uomo ricordata, intercettarono per vari giorni ogni comunicazione, e furono cagione funesta di morte di varj individui, e di grave danno alle proprietà”. Così esordiva il bollettino del 21 marzo 1856 redatto da un funzionario dell’Imperiale Regio Governo Austroungarico che riportava con dovizia di particolari una serie di eventi di rarissima intensità che colpirono la provincia di Belluno. Territori che attualmente verrebbero valutati come zone alquanto improbabili di distacchi valanghivi, furono colpiti con estrema durezza dall’abbondanza delle precipitazioni. “Il giorno 22 Febbraio 20 individui del Comune di Seren recatisi sul Monte Tomatico presso Feltre all’oggetto di raccogliere del fieno, furono improvvisamente colti da una valanga, che a guisa di un fulmine discese portando la morte a sei di loro: gli altri poterono ricuperarsi”.

Il documento prosegue riportando in dettaglio altre preziose testimonianze come quella di seguito descritta: “nel Distretto di Longarone quattro individui cioè due uomini, un ragazzo, ed una fanciulla miseramente perirono sotto la valanga precipitata in prossimità della Chiesa Parrocchiale di S. Tiziano, la quale fu investita di neve fino all’Altare Maggiore: altre quattro persone sepolte sotto l’ammasso della medesima valanga sono state liberate vive mercè l’indefesso lavoro dei vicini nella notte del 27 al 28 febbraio”.

Ed ancora “presso Ospitale nella Comune di Forno la notte medesima una valanga enorme ha coperto il tugurio del Carbonajo Nicolò Bianchin detto Chiavesella, il quale vi rimase soffocato con la moglie Catterina Sacchet, e colla figlia Margherita di anni 7. La seconda figlia Anna di anni 9 dopo ore sessanta è stata dalla bravura singolare di alcuni comunisti di Longarone quasi miracolosamente ricuperata”.

Come si può riscontrare da questi e da altri casi riportati nel documento emerge un dato significativo, che è quasi un monito rispetto a quanti pensano che solo in alta e media montagna possano accadere fenomeni valanghivi importanti. In ogni caso in quelle giornate persero la vita 24 persone e 110 persone risultarorono ferite, una testimonianza preziosa che attesta, come la seguente, il livello di rischio presente in realtà nella provincia di Belluno.

La Tribuna illustrata” del 14 marzo 1909 riporta a piena pagina un disegno nel quale viene ricostruito l’arrivo delle squadre di soccorso su un enorme valanga caduta rovinosamente in Val Tibolla (Belluno). Il settimanale dell’epoca, edito a Roma, riferisce che: “durante una spaventosa tormenta un’immensa valanga, di oltre 100.000 metri cubi con un fronte di 400, si è staccata dal declivio del monte (Ciroch - Visentin) ed è precipitata abbattendo una casa (…). La casa era abitata dalla famiglia Roccon (…). Pochissimi poterono salvarsi miracolosamente. Tredici persone rimasero sepolte”. La cronaca non precisa maggiori dettagli, ma si è appurato con certezza che decedettero effettivamente 13 persone. Ecco i nomi: Roccon Davide di anni 74 e la moglie Tomio Graziosa (70), Roccon Antonio (69) fratello di Davide e la moglie Giovanna De Barba (65), Roccon di Mattio di David (40) e la moglie Deriz Angelina (36), Reolon Teresa (36) vedova con tre figli Clementina (6), Giovanni (4) e Luigi (2). Nella stessa abitazione c’erano anche Giovanni Roccon con la moglie Augusta Sparta e i due figli. Tutti 4 si salvano miracolosamente.

E’ indubbiamente un caso assimilabile a quelli sopra riportati che, al di là dell’eccezionalità degli eventi occorsi, indica come la provincia di Belluno, a torto considerata come realtà modestamente interessata dagli eventi valanghivi, sia stata legata anche in epoche storicamente remote ad eventi direttamente correlati alla fenomenologia considerata.

In questo contesto si ritiene che sia di poco interesse affermare che solo una parte di esse hanno interessato zone prettamente montuose, ma segnalare come dato storico rilevante una serie di eventi importanti, tra l’altro ripresi dall’A.R.P.A.V. (Agenzia Regionale Protezione Ambientale e Valanghe) di Arabba come studio ed analisi del territorio.

In quegli anni ben lontana era una qualsiasi consapevolezza legata ai soccorsi da attuare in situazioni similari, anche se va detto che nel corso del famoso 1856 e per tutto l’anno successivo erano state formati dei gruppi di persone, facenti riferimento alle principalmente alle parrocchie, con la precipua finalità di intervenire in situazioni legate alla caduta di valanghe, con la dotazione delle prime rudimentali sonde in legno e ferro (la lunghezza variava dai 3 ai 6 metri), badili ed asce per la neve più dura.

Come è noto molto tempo dovette passare perché forme rudimentali di soccorso in valanga venissero istituzionalizzate anche in provincia ed il caso testè ricordato è, comunque, ben lontano dal rappresentare esperienze simili a quelle della Val d’Aosta, ai soldats de la neige o altre esperienze che andarono svilupparsi nell’arco alpino nello stesso periodo.

                                                                                                                                                         Fabio Bristot Rufus

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