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Mercoledì, 31 Maggio 2017 13:07

BELLUNO, CAPOLUOGO NEL MERITO

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5. BELLUNO, CAPOLUOGO NEL MERITO

La vita della nostra città è da sempre “travagliata”: il dubbio sul proprio ruolo l’attraversa da almeno un trentennio. Il conflitto tra l’ambizione di una propria identità e la realtà del contesto non ci ha mai dato pace, lasciandoci perennemente un senso di “incompiuto”. Per questo da 30 anni nel dibattito pubblico da un lato si sostiene che Belluno deve avere un ruolo di Capoluogo, mentre dall’altro nessuno è stato in grado di sostanziarlo in modo soddisfacente, né forse di idearlo in modo convincente.

Una Città collocata nel territorio Dolomitico patrimonio dell’Unesco, ma spesso considerata “poco di montagna” dagli stessi paesi che vi coabitano; capoluogo del territorio più vasto ed impervio della Regione del Veneto, ma da questa poco considerato; baricentrica geograficamente rispetto al territorio provinciale, ma oggetto di costante critica da parte del resto della provincia; a tutti gli effetti riconosciuta come importante Città alpina dalle omologhe città europee, ma poco sentita come tale dai propri Cittadini; capoluogo che eroga servizi da capoluogo, ma al contempo così piccola e così poco densamente abitata che vede costantemente messi a rischio i servizi essenziali perché considerata più come cittadina che non come Città. In questo perenne conflitto tra ambizione e contesto si sono susseguite, negli anni, posizioni davvero distanti: dalla ricerca di un ruolo come “capitale delle Dolomiti”, ad essere dichiarata “la periferia di Venezia”.

E’ una contraddizione unica, quella di Belluno: le altre Città simili hanno già sciolto tutti i nodi ottenendo esternamente il riconoscimento di status giuridici ed economici differenziati, attagliati alla loro realtà. E’ il caso certamente di Aosta, Trento, Bolzano e delle città montane (quasi come Belluno) del Friuli-Venezia Giulia. Solo Sondrio ci assomiglia, pur non trovandosi nella stessa identica situazione sia per fattori storici, sia per il ruolo che le viene riconosciuto all’interno della sua regione, sia perché più piccola e meno vocata, appunto, al ruolo di riferimento.

In verità Belluno in questi cinque anni ha conquistato il proprio ruolo sul campo. Silenziosamente, passo dopo passo, è divenuta il punto di riferimento nazionale ed europeo su svariati temi, in prevalenza sociali e dei servizi alla persona, che l’hanno fatta divenire un punto di riferimento le cui pratiche vengono studiate e riprodotte, seppur riadattate a contesti diversi:

  • E’ il caso del sistema di raccolta dei rifiuti: dopo anni di contrapposizione tra l’idea del “porta a porta spinto” e quella dell’incenerimento senza differenziazione, il modello di Belluno è emerso come terza via dai risultati sorprendenti. Un mix di porta a porta e di stradale, adattato alle esigenze del territorio, che in tre anni ha portato la TARI ad essere la più bassa d’Italia e, contestualmente, la differenziata ed il riciclo sul podio, dimostrando che essere ai vertici nelle tre classifiche è possibile, contrariamente a quanto sempre sostenuto.
  • Nel campo del sociale Belluno è divenuta un modello di riferimento: abbiamo fatto due scelte. La prima è che i cittadini, pur in condizioni di reddito differenti, abbiano parità di accesso ai servizi comunali e alla vita di tutti i giorni, e per tale motivo non solo sono state riformate l'Irpef e tutto le tariffe comunali, ma anche creati fondi come il dote sport il dote scuola e combattuto le nuove povertà. La seconda è di individuare coloro che verranno dopo di noi i Cittadini con cui costruire una migliore attenzione alla cosa pubblica e agli altri. Per tale motivo abbiamo investito in modo deciso non solo sul tema dell'edilizia scolastica, ma soprattutto sul tema della educazione, legando il Comune a doppio filo con l'istituzione scolastica. Anche questo doppio risultato connota Belluno come una Città unica, presa come esempio di innovazione nel sociale.
  • Belluno non è solo la Città che ricicla i rifiuti, ma anche gli edifici e le aree degradate. La Scuola Gabelli è in corso di recupero e diventerà non più solo una scuola, ma anche polo della ricerca scientifica ed universitaria nel campo dell’educazione. Quattro caserme dismesse su quattro sono in via di recupero: i Vigili del Fuoco alla Toigo, un centro coworking e un parco coperto alla Tasso, la cittadella della sicurezza alla Fantuzzi e la cittadella delle associazioni e del terzo settore alla Piave. Un caso unico, studiato dalla Università di Bologna. Ma anche il parco fluviale di Lambioi, quattro ettari sottratti al degrado, la riqualificazione sopra il parcheggio Caffi, il recupero dei palazzi Olivotto, Reviviscar, che ospiteranno i giovani, il Fulcis e il Bembo, contenitori per la cultura e la ex caserma dei Vigili del Fuoco, trasformata in museo naturalistico. Un recupero senza precedenti che da un lato contrasta il consumo del territorio e dall’altro trasforma degrado ed abbandono in sviluppo socio-economico. Belluno oggi è uno dei principali esempi italiani di rigenerazione urbana.
  • Nella nostra Città i Cittadini partecipano alla Città. Sembra un gioco di parole, ma si tratta di una scelta di metodo forse unica in Italia: non solo l’azione di Governo è fortemente permeata dalla partecipazione diretta dei Cittadini, ma questi partecipano in prima persona alla loro attuazione. Sono decine le progettualità nelle quali il principio di sussidiarietà costituisce elemento di partecipazione superando la vecchia concezione duale della struttura burocratica comunale che fa alcune cose e il Cittadino che ne usufruisce o vi partecipa in minima parte. Dalla progettazione partecipata della Scuola Gabelli e del Parco di Chiesurazza, all’impegno nel recupero di Lambioi, alle decine di progetti di riqualificazione dei luoghi cari ai Bellunesi ad opera dei Bellunesi insieme al Comune. Belluno dispone di un valore unico, non rinvenibile altrove, di cui essere immensamente orgogliosi e la cui forza va esportata innanzitutto come modello culturale.
  • Sul tema della gestione dei richiedenti asilo Belluno viene presa come riferimento europeo sia dagli organismi accreditati (come l’European Migration Network), sia dalla stampa internazionale. Il  modello di Belluno viene utilizzato dal Ministero dell’Interno come esempio cui tendere nel resto d’Italia per ricondurre le situazioni completamente fuori controllo ad un ambito di gestibilità. Mentre altrove il conflitto tra migranti e residenti genera continue tensioni, a Belluno i migranti studiano italiano e cultura italiana, sono divisi in piccoli gruppi in tanti appartamenti, ricevono istruzioni e regole, si offrono di svolgere volontariato insieme ai Bellunesi per il comune e sono consapevoli dello sforzo di accoglienza che ricevono e che conseguentemente il mancato rispetto delle regole significa immediata revoca dell'accoglienza e rimpatrio forzato. Si mitiga, così, l’aspetto della conflittualità sostituendolo con un processo d’integrazione vero, basato sul reciproco rispetto e il rispetto delle regole.
  • nell’arco alpino europeo Belluno è tornata ad essere un centro importante, che partecipa attivamente alla vita dell’Associazione delle Città Alpine europee. E’ ritenuta importate non per la sua dimensione e posizione geografica, bensì per le pratiche virtuose poste in essere negli ultimi anni, che l’hanno fortemente assimilata alle altre Città alpine, con le quali oggi condivide buona parte del patrimonio culturale dei Cittadini, orientati oggi più che mai alla preservazione dell’ambiente, alla mobilità sostenibile e alla rigenerazione urbana. Non è un caso che nel 2014 Belluno sia stata scelta per rappresentare le aspettative di tutte le Città alpine d’Europa al summit tra i Ministri dell’Ambiente di Italia e Germania.
  • Infine l’ambito socio-sanitario. Belluno sta combattendo una battaglia infinita contro le velleità della Regione di destrutturazione del nostro sistema socio-sanitario provinciale. Il San Martino è stato difeso come ospedale di riferimento provinciale, arrestando alcuni pericolosi processi in atto. Sono stati salvati alcuni essenziali primariati, ed oggi il Comune è il capofila delle principali progettualità sociali e sociosanitari a livello provinciale. E’ questo il nuovo ruolo che a Belluno viene consegnato dalle errate scelte regionali. Interpretare questo ruolo è la sfida principale per i prossimi anni: la sanità provinciale è sorretta esclusivamente dalla possibilità di avere, in un sistema “hub & spoke”, per quanto in piccola scala, l’Ospedale San Martino come riferimento. Belluno è stata, e sarà ancor di più adesso che le schede regionali sono in corso di rideterminazioni, capofila di questa battaglia.
  • Belluno oggi è una delle Città più attive nell’ANCI, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, partecipando con ruolo diversi, fino alla Presidenza, a tre diverse Commissioni. Per la prima volta il punto di vista della nostra Città è stato ascoltato e spesso recepito in provvedimenti di Legge e le nostre pratiche virtuose sono diventate un esempio nazionale. Abbiamo “esportato” idee e prassi, ed abbiamo ottenuto “importato” risultati diretti:  dall’apertura del bando periferie a tutti i capoluoghi, portando € 18 milioni a Belluno, alle aperture sul blocco del turnover del personale, alla modifica di norme e circolari nella gestione dei richiedenti asilo che oggi alleggeriscono il nostro carico.

Ecco, dunque, il ruolo che Belluno in cinque anni si è ricavata: non solo Capoluogo della nostra provincia, ma anche - e soprattutto - punto di riferimento alpino, regionale, nazionale e in alcuni casi europeo dell’innovazione nei campi del sociale e dei servizi alla persona. Belluno oggi è capoluogo nel merito di questioni essenziali per i Cittadini e, soprattutto, di coloro che un domani lo saranno. Un ruolo ormai consolidato e riconosciuto, come dimostrano non solo le tante classifiche indipendenti sulla qualità della vita, ma anche un articolo comparso nell’aprile scorso su La Repubblica, in cui si affermava: "a Belluno il sindaco progressista Jacopo Massaro….si ripresenta con il pool di liste civiche che hanno lanciato la città delle Alpi tra le capitali del benessere".

Letto 1040 volte Ultima modifica il Mercoledì, 31 Maggio 2017 13:33

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