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Dedicata a chi, piccola gemma, non ha saputo diventar fiore, anche forse per colpa nostra che non offriamo sapere ed attenzione. Ciao Piccola Grande Donna!
L’ALLARME             Il giorno 25 dicembre 1989, verso le 11 circa, un gruppo di cinque sci-alpinisti, dopo aver raggiunto l’intaglio della cresta ovest di Forcella Staunies che permette di accedere al glacionevato di Cresta Bianca, stava compiendo la discesa lungo il versante settentrionale del vallone che porta direttamente a Cimabanche. Dopo aver percorso il ripido canalino iniziale, a circa 2/3 del successivo versante, uno dei componenti del gruppo si discostava dalla traiettoria inizialmente seguita, portandosi in direzione del versante nord-orientale di Cima Padeon. A questo punto avveniva un primo importante distacco di una valanga su questo versante, per un fronte di circa 400 metri. che travolgeva lo sci-alpinista, seppellendolo completamente. La massa nevosa in movimento determinava in rapida successione un secondo distacco sul versante settentrionale per un fronte di oltre 800 metri.             Fortunatamente tre componenti del gruppo, leggermente più avanzati, riuscivano ad anticipare il sopraggiungere della massa nevosa portandosi…
Il pomeriggio del 29 luglio 1979, attorno alle 17.50, il Capo Stazione di Belluno Gianni Gianeselli ricevette una telefonata dalla Stazione C.N.S.A.S. della Val Zoldana che richiedeva, vista l’accentuata difficoltà nell’effettuare un recupero e l’estrema necessità di avere più uomini, il supporto di alcuni Volontari della Stazione di Belluno. Alle 22.30 in punto, una Squadra composta da 8 Volontari, partita immediatamente da Belluno con propri mezzi, raggiungeva il Bivacco Bosconero. Altri, già alle prime luci dell’alba, si portavano in zona per coadiuvare le operazioni che si sarebbero protratte per giornata intera, durissima giornata.   Nel primo pomeriggio sulla Via Navasa alla Rocchetta Alta del Bosconero, l’alpinista Helmut Grimm in cordata con Hans Weninger ed il più noto Richard Goedeke, a causa di un volo da capocordata aveva riportato un grave trauma cranico ed altre lesioni importanti al tronco ed agli arti inferiori. Come dichiarato, infatti, al cronista de “Il Gazzettino”…
All’indomani dell’ennesima tragedia consumata tra un coacervo di lamiere e sangue, grida e rabbia subentra una sorta di aggressione mediatica ai fili, ai piloni, ai cavi, alla teleferica di turno … talvolta ai loro proprietari o gestori. Sembra quasi che l’indomani tutto, repentinamente, debba cambiare allo stentoreo proclama “mai più stragi nei nostri cieli”, “la sicurezza degli equipaggi prima di tutto”, “nuove norme più severe”, “mai più killer nascosti”, “lo Stato si muove”. Insigni giuristi scalpitano per normare e legiferare al riguardo, congiuntamente a schiere di legislatori penali che vergano di tutto punto il nuovo, aspro sistema sanzionatorio per quanti non ottemperano alle disposizioni; squadre di imbianchini si muovono di buon’ora pronti a colorare il terzo superiore di piloni e tralicci di colore rosso-bianco con altrettante squadre di funamboli pronti a posizionare palloncini rossi e bianchi ovunque; … in genere una pletora di  esperti dell’ultima ora che dopo pochi giorni…
Oggi giorno, spesso per un approccio mentale superficiale, quindi errato, diamo per scontati molti dei servizi così detti “salvavita”, anzi il più delle volte quegli stessi servizi vengono considerati pressoché scontati, talvolta associati a prestazioni banali, senza che vi sia in realtà una conoscenza di come siano stati istituiti e di come, via via nel tempo, si siano evoluti e perfezionati. E’ il caso del servizio di elisoccorso rispetto al quale desideriamo proporre questa breve cronistoria. Va allora ricordato, come dato di indubbio valore storico, che già nel 1964 le Stazioni del Soccorso Alpino di Belluno e Feltre, anche se a causa di particolari condizioni favorevoli che ne permisero l’utilizzo, effettuarono con il concorso di un elicottero Aluette I il recupero di un alpinista, infortunatasi gravemente a causa della perdita di un appiglio lungo una via sulla Gusela del Vescovà nel Gruppo della Schiara e, pochi giorni più tardi, il…
Alcuni, a torto, ritengono che il Nevegal ed il Col Visentin non siano propriamente una montagna, giudizio che se per caratteristiche morfologiche per certi versi è accettabile, per altri, vale a dire per l’attività del Soccorso Alpino, hanno rappresentato spesso motivo di drammatiche vicissitudini. Non a caso in oltre sessant’anni di attività proprio sul Nevegal e sul Visentin si sono registrati nel complesso 23 interventi per 52 persone soccorse, tra le quali 31 feriti e 9 morti, quasi tutti precipitati nel periodo invernale lungo l’insidioso versante sud, che guarda la zona del Lago di Santa Croce e Vittorio Veneto (3 in altre zone del Gruppo e per motivazioni diverse). Quest’ultimo dato dimostra la veridicità delle valutazioni sopra esposte ed è indice di come non siano necessariamente e sempre le pareti verticali a creare tragedie. Un intervento tra tutti si desidera ricordare in questo contesto. Il giorno 15 gennaio 1984, alle…
Sembra che la determinazione, in primo luogo dei Sindaci e di chi ha tematizzato il problema dell'elisoccorso notturno qualche giorno fa, stia dando alcuni risultati, almeno nel campo delle enunciazioni. Resto fiducioso che la comunità della montagna saprà far valere le proprie ragioni (sono solo e tutte tali) e che la Regione Veneto, tramite l'ULSS Dolomiti, possa davvero pervenire a breve ad attuare le procedure per iniziare la sperimentazione. Le Dolomiti Bellunesi e tutte le genti (nessuna esclusa) che sotto o a fianco di quelle montagne vive, hanno bisogno di questo servizio e per questa unica ragione lo meritano. Sino ad ora, va riconsciuto, che sugli specifici temi legati all'Elisoccorso Bellunese la Regione Veneto, con il suo Presidente, ha sempre appoggiato e sostenuto le tesi poste. Si tratta ora di essere ancora una volta conseguenti nel garantire un servizio che proprio nelle Dolomiti Bellunesi ha visto ad esempio, ancora nel…
Introduzione.             Quando si tratta di scrivere la biografia o una parte di essa di chi in qualche modo si voglia ricordare, dunque far rivivere attraverso ciò che la stessa è stata ed ha fatto nell’intima dialettica che questi due verbi crea, cioè di cosa questa persona abbia prodotto in termini di fatti ed azioni o cosa abbia saputo offrire in termini di emozioni e simboli nel corso della sua esistenza, ci si pone di fronte ad un profondo dubbio metodico: quale parte fare risaltare e come farla risaltare, se essere aderenti a dati, diciamo così storiografici, quindi anche di necessità storici, oppure arrotondare alcune spigolosità, farne una rappresentazione melensa o viva, vivace, alla fine verisimile o vera?             Il dubbio questa volta è più marcato poiché la figura poliedrica di Matteo non si lascia imbrigliare in cliquettes o in forma manierate proprie di questi generi letterari o generi che…

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Sabato, 16 Ottobre 2021